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Politica | 19 settembre 2017, 07:21

Testamento biologico: Mondovì torna a discuterne, un anno dopo

Nel luglio 2016 il Consiglio comunale bocciò la proposta di istituire un registro di raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento. 14 mesi più tardi, Stefano Tarolli ci riprova, con il supporto di Paolo Magnino e Luciano D'Agostino: è il suo quarto tentativo in 10 anni

Stefano Tarolli

Stefano Tarolli

Tre tentativi negli ultimi nove anni, tutti andati a vuoto: Stefano Tarolli, consigliere comunale di minoranza a Mondovì, si augura che la quarta volta sia quella buona.

Sostenuto dai colleghi Paolo Magnino e Luciano D'Agostino, il rappresentante di "Mondovì a Colori" ha presentato nuovamente un ordine del giorno da inserire all'interno della prossima seduta consiliare inerente all'istituzione di un registro di raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento, meglio conosciuto come "testamento biologico".

Nel documento si fa riferimento alle lacune legislative circa quest'importante tematica, che tuttavia non impediscono la predisposizione del proprio testamento biologico (come affermato da autorevoli pronunce della Corte di Cassazione), formando un atto che certifichi il desiderio di chi lo firma di esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione sul trattamento sanitario di fine vita e con il quale sia possibile indicare quali terapie si intendano accettare nell'eventualità in cui la persona si dovesse trovare nell'incapacità di esprimere il proprio consenso informato.

Va inoltre detto che il registro di raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento, in assenza di una specifica disposizione normativa nazionale, non potrà essere vincolante, ma costituirà ugualmente un valido ed efficace riferimento del medico in merito alla volontà del paziente che si trovi impossibilitato a manifestare il proprio diritto ad acconsentire o non acconsentire alle cure proposte, soprattutto nel caso di contenziosi terapeutici.

Nel luglio 2016, il provvedimento non venne adottato a Mondovì per una sola preferenza mancante: 6 voti favorevoli, altrettanti contrari e 5 astensioni, infatti, generarono un bilancio di perfetta parità.

Alessandro Nidi

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