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Al Direttore | 23 settembre 2017, 07:45

"Ricostruiamo e accorpiamo le Province": l'appello di Paolo Chiarenza

Riceviamo e pubblichiamo

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Alla luce delle esperienze politiche e amministrative e dei colloqui con esponenti di varie forze politiche, in vista di un prossimo programma per le elezioni politiche, ritengo opportuno indirizzare a chi ne coglie l’esigenza un appello trasversale per l’abolizione della legge Delrio, per la ricostituzione e l’accorpamento dell’Ente Provincia.

Sulla necessità di tenere in vita le Province, in passato le parti politiche si sono invertite, e poi addirittura mescolate: negli anni ’70 e ’80 era il partito comunista che le voleva abolire, poi negli anni ’90 ci fu la corsa a costituirne di nuove per ragioni clientelari e partitocratiche. Da qui proliferazione di centri di potere, aumenti di costi, e costituzione delle Comunità montane. Prima il M.S.I. e dopo AN e la Lega furono gli unici ad opporsi in maniera decisa e motivata al disegno di abolire l’Ente Provincia. Anche Forza Italia e la Confindustria, nell’ambito della riforma federalista impostata solo su Regioni e Comuni, hanno sostenuto la tesi della loro abolizione. Quindi, sia il Pdl, sia Fini con una ennesima giravolta politica, sia il Pd, si sono posti questo obiettivo nell’intento propagandistico di ridurre i costi della politica.

Con la legge Delrio del 2014 (ostinatamente voluta dal governo Renzi) di fatto non si sono eliminate le Province ma le si sono ridotte in coma. Si è persino privato i cittadini del diritto di andare a votare i consiglieri provinciali.

Con questa nuova espropriazione della democrazia partecipativa si è, tra l’altro, impedito che qualificati esponenti della politica e della società civile potessero essere eletti in Consiglio provinciale, per lasciare la possibilità solo ai consiglieri comunali già eletti nel territorio provinciale, di cui molto spesso non si conosce né capacità né identità. In più, con la legge Delrio sono cresciuti enti intermedi indefiniti e confusi che si pongono fra Regione e Comune , ossia Comunità montane, Unioni di Comuni, Consorzi locali, Ato, tutti con problemi di natura politica che non garantiscono i servizi ai cittadini (vedi soprattutto servizi idrici, rifiuti).

E’ stato un grave errore abolire la Provincia, una forma di organizzazione decentrata del territorio che appartiene alla storia del nostro Paese. Questo Ente intermedio fra Regione e Comuni ha un forte radicamento territoriale ed ha avuto un ruolo essenziale di programmazione fra soggetti pubblici e privati e di sviluppo economico.

Nel sistema delle autonomie la Provincia argina i rischi dell’insorgere del centralismo regionale, che rivela una insensibilità politica e una non conoscenza o lontananza dei problemi della periferia che ricadono sensibilmente sui piccoli Comuni.

Inoltre la Provincia favorisce altresì la collaborazione fra aree confinanti che non sempre appartengono alla medesima Regione. Infine, tenendo conto delle funzioni della Provincia che si intende affidare ai Comuni (in crisi finanziaria perenne) e Regione (il cui strapotere determina la proliferazione delle sedi decisionali e quindi lo sfarinamento delle responsabilità e delle efficienze, nonché interferenza di poteri, burocrazia e lungaggini operative), nonché della destinazione del relativo personale dipendente, i risparmi sulla spesa sono modesti, tali da non valere lo scopo, come sosteneva l’ex Ministro dell’Economia Tremonti. Trasversalmente numerosi amministratori locali recriminano e si rendono conto di non avere più un interlocutore certo e operativo sul territorio, per le funzioni cosiddette di area vasta (viabilità, trasporti, scuola, energia, irrigazione).

Per un prossimo programma elettorale è necessario che si sviluppino iniziative varie, incontri, dibattiti, proposte al di fuori degli schemi di partito. Riaccorpiamo le Province di recente costituzione e con popolazione ridotta a quelle “storiche”. Non paghiamo i consiglieri, riduciamo i compensi agli assessori, eliminiamo le figure retribuite del presidente e vicepresidente del Consiglio, le cui funzioni un tempo erano bellamente svolte dal Presidente della Giunta provinciale.

Nell’ambito dell’Unione Europea, il Consiglio d’Europa aveva inviato a suo tempo al Governo italiano una raccomandazione a tutela delle Province, delle funzioni esercitate e del valore democratico di queste istituzioni. Ci sarà pure un motivo di efficienza amministrativa e progettuale se in Europa quasi tutti gli Stati hanno le Province o i dipartimenti o i distretti. La Francia ne ha 101, la Gran Bretagna 98, la Spagna 50, la Germania ha in atto l’accorpamento di molti circondari, enti intermedi fra Land e Comuni.

Certo, quando si invoca tanto la necessità di operare tagli finanziari, senza approfondire motivi, finalità e prospettive, è facile e demagogico ottenere consensi dall’opinione pubblica ignara. Ma la responsabilità dei fallimenti della riforma e dei suoi errori conseguenti ricade su politici improvvisati o incompetenti o interessati a mantenere il proprio potere, e che non devono rendere i conti ad alcuno.

Superati gli ordini di scuderia governativi, ci si deve pur rendere conto che esiste un problema Provincia da ricostruire.

Distintamente,

Paolo Chiarenza (ex consigliere provinciale di Cuneo)

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