/ Attualità

Attualità | 23 settembre 2017, 09:30

Risorse idriche e settore idroelettrico: Pro Natura e Legambiente scrivono all'Unione Europea

Riceviamo e pubblichiamo

Foto generica

Foto generica

I mutamenti climatici in atto ci obbligano ad un’attenta valutazione del contesto ambientale in cui operiamo. Per quanto concerne le risorse idriche e i corsi d’acqua il tema si fa ancora più delicato, specialmente nell’arco alpino.

Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi: più del doppio della media globale dell’intero pianeta. In un contesto instabile come quello che si va delineando è quindi indispensabile rivedere l’uso delle risorse naturali montane con una particolare attenzione all’acqua. Gli eccessivi prelievi a scopo idroelettrico hanno comportato pesanti ripercussioni sui corsi d'acqua tanto da indurre a un ripensamento della gestione complessiva della risorsa.

Le installazioni idroelettriche degli ultimi anni (quasi tutte ad acqua fluente) con potenza inferiore ad 1 MW e con risultati di produzione abbastanza modesti (nel 2014 un totale di 2304 impianti ha prodotto solo il 2 per mille dell'energia elettrica complessivamente consumata; il 5% dell'energia idroelettrica totale), una cifra irrisoria a fronte di un fortissimo impatto sugli ecosistemi di fiumi , torrenti e rii montani, in ulteriore incremento considerando gli oltre 2000 nuovi impianti in fase di progettazione.

A fronte di questi numeri viene da dire che una seria politica di risparmio energetico, individuale e collettivo, con costi decisamente inferiori, porterebbe a risultati ben superiori. Non dimentichiamo che la miglior fonte di energia rinnovabile è l'energia non consumata!

Insomma l'idroelettrico è stato governato sin qui con provvedimenti che ignorano complessità e conflitti, con lauti incentivi alla produzione da un lato (un impianto idroelettrico ad acqua fluente si ripaga in pochissimi anni, dopodiché si incassano i lauti profitti derivanti dalle incentivazioni, che paghiamo tutti sulla nostra bolletta elettrica; solo così si spiega la corsa a proporre sempre nuovi impianti) e dall'altro, norme di tutela delle acque spesso inefficaci rispetto alla tutela della risorsa idrica e della biodiversità. E ci si deve ancora spiegare, alla luce di quanto sopra, quali siano i ragionamenti che portano ad inserire tali impianti fra le opere di pubblica utilità, indifferibili!

Per superare la grave situazione attuale, la prima cosa da fare è l'osservanza delle norme che regolano la qualità dei corpi idrici (direttiva quadro europea sulle acque 2000/60/CE, recepita in Italia dal D Lgs 152/06), i cui obiettivi sono spesso mancati anche a causa dei prelievi ad uso idroelettrico: si pensi in particolare agli impianti sui canali irrigui, la cui portata di regola modulata in funzione delle esigenze stagionali rischia di essere massimizzata tutto l'anno per la produzione idroelettrica a scapito delle portate di torrenti e fiumi.

Siamo in una fase importante rispetto a questi obiettivi perché a livello europeo sono in corso di ridefinizione le politiche di promozione delle fonti rinnovabili e quindi in Italia esistono i presupposti per la completa revisione delle regole da parte del Ministero Ambiente, del Ministero Sviluppo Economico e delle Regioni. Occorrono regole capaci di tutelare i bacini idrografici, con particolare attenzione per la fragilità dei tratti montani e la risorsa idrica, sostituendo il deflusso minimo vitale, rivelatosi inefficace a tutelare gli ecosistemi fluviali, con il deflusso ecologico.

Occorre anche rivedere il sistema di controllo dei deflussi, delle tariffe concessioni e delle sanzioni. Ricordiamo che risultano tuttora aperte due procedure europee: la EU Pilot 60112014 per il mancato rispetto delle direttive Acqua, Habitat e VIA nelle procedure di autorizzazione impianti idroelettrici e la EU Pilot 73042915 sulla inadeguata attuazione della direttiva Acqua. Chi pagherà in caso di dichiarata infrazione? Chi trae lauti profitti dagli impianti, chi ha concesso le autorizzazioni o al solito tutti i cittadini, compresi quelli che si oppongono a tutto questo? Il danno e la beffa, ancora una volta, e sarebbe ora di finirla con queste italiche furbizie!

Di fronte a questa problematica le associazioni Legambiente Cuneo, Pro Natura Cuneo, LIPU Cuneo, Cuneobirding hanno presentato un’istanza all’Unione Europea, che mette in particolare evidenza la realizzazione di centrali idroelettriche lungo i canali irrigui, cosa che comporta un impatto negativo per i prelievi eccessivi di acqua dal corso principale per l'intero anno, per ovvie ragioni di producibilità energetica, a differenza dei prelievi irrigui che sono (o dovrebbero essere, condizionale d'obbligo a causa degli scarsi controlli) modulati in funzione delle reali necessità stagionali. Va da sé che nel periodo invernale, critico come quello estivo in termini di portate, i prelievi dovrebbero essere ragionevolmente bassi e quindi consentire portate sufficienti nel fiume tali da garantire un livello di qualità in linea con quanto previsto dalle direttive europee e nazionali.

Nell’istanza si fa specifico riferimento alla situazione legata all'utilizzo delle acque del fiume Stura di Demonte, con la realizzazione di impianti idroelettrici sullo stesso e sui canali irrigui che derivano le loro portate dal fiume.

Vengono segnalate:

- la centrale idroelettrica realizzata in località Tetto Sordello, concepita sul sistema a sbarramento con diga gonfiabile, che ricade in una zona classificata a “Esondazione a pericolosità molto elevata Ee”, così come segnalato a suo tempo dal geologo incaricato dai Comuni di Vignolo e Borgo S Dalmazzo; detto parere non è stato preso in considerazione e la diga, attualmente in funzione, crea un innalzamento del livello del fiume con relativa incrementata tendenza erosiva in particolare sulla destra orografica dove è già in atto una frana (località Tetto Fioretti); sulla sinistra orografica (Tetto Sordello) un recente evento alluvionale ha portato l'acqua ad un metro dalle abitazioni. Manca al momento il piano di protezione civile, che si sarebbe dovuto adottare prima dell'entrata in funzione dell'impianto.

- sui tre canali (Roero, Miglia, Morra), che derivano in Comune di Vignolo le acque irrigue dal Fiume Stura, sono in corso di istruttoria diverse richieste per realizzazione centrali idroelettriche, e altre sono già realizzate; detti canali e il loro ambiente circostante, in area contigua al Parco Fluviale Gesso Stura, rappresentano un patrimonio storico, paesaggistico e ambientale di tutto rilievo, tanto da essere segnalati come oggetto di tutela e vincolo dalle norme urbanistiche del comune di Vignolo, che si è anche premurato di richiedere all'ente Regione Piemonte la loro inclusione nel perimetro del Parco; un comitato appositamente costituito a tutela dei canali ha raccolto oltre 800 firme di adesione; tutte azioni che non sono valse a frenare i progetti idroelettrici, la cui realizzazione snaturerà e degraderà questo importante patrimonio.

Il presidente di Pro Natura Cuneo Domenico Sanino

Il Presidente di Legambiente Cuneo Bruno Piacenza

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium