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Overmovie | 24 settembre 2017, 09:48

L’ingannevole fragilità di Sofia Coppola e la negazione della Storia

Resta una meravigliosa fotografia e delle prove attoriali non memorabili ma di livello per una pellicola che ricorda alcuni libri tutti al femminile della nostra Isabella Santa Croce ma senza la sperimentale ferocia della scrittrice riminese.

L’ingannevole fragilità di Sofia Coppola e la negazione della Storia

IL FILM

Tratto dal romanzo di Thomas P.Cullinan, “A Painted Devil” (1966), già trasposto per il cinema da Don Seigel (“La notte brava del soldato Jonathan”), “L’inganno” è un film scritto, diretto e coprodotto da Sofia Coppola con la preziosa collaborazione ai costumi di Stacey Battat e alla fotografia (sorprendente) di Philippe Le Sourd; validissima la prova di Colin Farrell ed anche se la vera mattatrice della pellicola è, come prevedibile, Nicole Kidman, reggono il confronto l’attrice-feticcio della Coppola Kirsten Dunst e la rivelazione di “The Neon Demon”, Elle Fanning.

Vincitore come miglior regia a Cannes nel 2017 e in competizione per la Palma d’oro, “L’Inganno” regala alla Coppola un premio che non andava ad una donna da 56 anni e mette d’accordo pubblico e critica soprattutto sul piano formale anche se dal punto di vista narrativo non c’è stata la stessa unanimità di consensi.

 

TRAMA

Siamo nella Virginia del 1864 e durante la Guerra di Secessione una bambina trova uno yankee ferito nel bosco mentre raccoglie funghi. Indecisa (da sudista) se lasciarlo lì a morire o (da cristiana) se aiutarlo, decide di condurlo al vicino collegio femminile dove vive e studia insieme ad altre cinque ragazze sotto la guida dell’autoritaria signorina Martha (Nicole Kidman).

L’uomo sarà curato e la sua presenza non verrà denunciata all’esercito del Generale Lee ma tale irruzione sconvolgerà i ritmi monastici della casa-collegio risvegliando prima passioni sopite (o mai divampate) e poi feroci gelosie che trasformeranno l’ospite da seducente ammaliatore a bruto rancoroso facendo scivolare il film verso un tragico epilogo.

La vicenda si svolge sullo sfondo d’una guerra ormai giunta agli sgoccioli anche se di essa la Coppola ci racconta solo attraverso anonime apparizioni di soldati o lontani suoni di bombardamenti.

 

IMMAGINI E COSTUMI

Girato con una macchina da presa Arricam a 35 mm, dunque in pellicola e non in digitale, “L’Inganno” è caratterizzato da un realismo pittorico  in grado di valorizzare appieno l’oscurità degli interni e la luce a bassa intensità delle candele, gli esterni con la romantica tortuosità delle mangrovie invase dalla nebbia del mattino e la casa dalle colonne neoclassiche col legno cigolante delle scale che ci trasportano in una novella nera alla Lovecraft o in un racconto di guerra di Ambrose Bierce.

Non c’è soltanto l’ottimo lavoro alla fotografia di Philippe Le Sourd (“Sette anime”, “un’ottima annata”) ma anche un grande “Sound design”  ed una cura delle singole scene che ricorda, come nelle precedenti opere della Coppola (Marie Antoinette su tutte), la scansione degli spazi di Kubrick.

La costumista Stacey Battat ha personalizzato gli abiti di scena in base ai profili attoriali, più solenne quello della Kidman, pieno di veli quello della Fanning e ricco di spille quello della Dunst (che si è rifiutata di dimagrire per entrare meglio nella parte); il cast ha studiato le buone maniere dedicandosi anche al cucito e alla cucina in modo collegiale per ricreare quella che una delle protagoniste a un certo punto definisce “la tipica ospitalità del Sud”.

 

MASCHI E FEMMINE (NORD E SUD)

Il Nord unionista e prossimo vincitore del conflitto, che nella prima riduzione cinematografica del libro di Cullinan fu rappresentato da Clint Eastwood, è qui invece incarnato dal sensuale e fragilissimo Colin Farrell. Ferito ad una gamba in una guerra combattuta da mercenario e sbarcato nel Nuovo Mondo senza denaro né prospettive, egli non ha alcun problema ad ammettere di aver scavato una buca per seppellirvisi  dentro e schivare le pallottole e alla domanda se sia cattolico o meno dimostra tutta la propria candida pressapochezza  rispondendo: sono stato battezzato.

La sua didascalica mascolinità servirà da pretesto al Sud, confederato e femmina, per  prima rifondare un’estetica che unisca alle buone maniere una malizia puramente seduttiva  (e quindi astratta), poi per passare al vero e proprio rituale di corteggiamento. Mentre John McBurney è l’unico personaggio ad essere esistenzialmente approfondito laddove la sua sessualità è ingenuamente rozza, le sei collegiali e la corifea Martha sono un’unica entità su diversi piani anagrafici e le loro vite, acerbamente tenute in ostaggio dalla casa, sono appena accennate laddove la loro sensualità è minuziosamente sottolineata da rapidi primi piani e sottili chiaroscuri narrativi.

Qualcuno ha parlato del femminismo di Sofia Coppola.

Si potrebbe piuttosto parlare della femminilità della sua cinematografia che afferma il primato di pulsioni e istinti contro le convenzioni politiche e sociali messe in scena di volta in volta. In questo senso i film “al femminile” di Sofia Coppola sono il trionfo del “Secondo Sesso” (per dirla alla Simone De Beauvoir) sulla Storia.

 

IL MONDO FUORI

Seguendo un filone claustrofobico che traccia un limite per chiudervi dentro gli attori e poi introduce un elemento esterno di disturbo, “L’Inganno” si avvicina a “The Others” (il ruolo della Kidman sembra riplasmarsi da lì) ma anche a “Dogville” o a “The Village”: quando una comunità chiusa fa i conti con un rappresentante di quel mondo tenuto fuori per paura, scelta ideologica o semplice casualità, ecco che il sistema di valori custodito viene passato al setaccio e spesso distrutto dalla novità.

Nel caso de “L’Inganno” è il maschio-Farrell a intrigare, ingelosire, mettere in pericolo il microcosmo della casa, egli da nemico potenziale diviene padre putativo, possibile amante e sposo giurato di tre generazioni di donne ma la morbosità della trama non sta tanto nella successione tragica degli eventi quanto nella superficialità con cui le sei figure si approcceranno a lui vivendolo più come un simbolo che come un essere umano.

La sua virilità amputata lo porterà alla disperazione non per il mancato amplesso ma per l’uso strumentale che della sua umanità si è fatto. Egli è il soldato venuto dal Fronte e non appena perde quest’alone di pericoloso magnetismo dev’essere distrutto perché la sua realtà è veramente poca cosa rispetto alla sua rappresentazione.

 

CONCLUSIONI

Film ottimamente girato e preparato con cura in ogni dettaglio “L’Inganno” tradisce sul finale le enormi aspettative costruite da attrici e regista risultando troppo lungo e in alcune parti poco credibile. Il desiderio frustrato aleggia nelle stanze della casa vittoriana e se spesso si trasforma in indolenza e gelosia non diventa mai vera follia dando l’impressione che la Coppola si sia fermata a metà nella sua impietosa, e quasi sociologica, analisi delle età della donna.

Resta una meravigliosa fotografia e delle prove attoriali non memorabili ma di livello per una pellicola che ricorda alcuni libri tutti al femminile della nostra Isabella Santa Croce ma senza la sperimentale ferocia della scrittrice riminese.

 

Germano Innocenti

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