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Sanità | lunedì 25 settembre 2017, 14:17

Il “metodo Cuneo” nello studio della terapia del linfoma

Una ricerca che ha coinvolto centri di Medicina Nucleare e pazienti con linfoma di Hodgkin di tutto il mondo (VIDEO)

Il “metodo Cuneo” nello studio della terapia del linfoma

Uno studio tutto cuneese, promosso da cuneesi con ripercussioni a livello internazionale. Riguarda il trattamento con la PET del linfoma di Hodgkin, una malattia, spiega il direttore della Medicina Nucleare dell’azienda ospedaliera S. Croce e Carle Alberto Biggi “curabile e abbastanza rara, che colpisce soprattutto persone di sesso maschile, tra i 20 e i 40 anni. In tutto una trentina di nuovi casi all’anno in Provincia”.

Obiettivo dello studio (una ricerca indipendente dalle Case farmaceutiche) promosso sin dal 2007 con il fondamentale contributo della Fondazione CRC e di altre associazioni no profit, è quello di passare da un trattamento standard su un paziente standard all’adattamento delle terapie al singolo paziente dopo la Pet. Pazienti reclutati in mezzo mondo, da New York a Melbourne. "Si è riusciti a migliorare la sopravvivenza e la curabilità, dopo 43 mesi di osservazione in 782 pazienti, evitando danni diretti dovuti alla tossicità dei farmaci" conferma Andrea Gallamini primario emerito dell’Ematologia del S. Croce e oggi professore a Nizza.

Importante il ruolo della fisica sanitaria. Stephane Chauvie è il responsabile della struttura all’ospedale di Cuneo: “Abbiamo cominciato a refertare le immagini in modo nuovo, garantendo la confrontabilità delle stesse tra i vari centri e utilizzando un sistema di invio funzionale. Abbiamo inoltre garantito precisione e accuratezza. Dal 2011 sono stati qualificati numerosi centri a livello nazionale”.

Giandomenico Genta, presidente Fondazione CRC: “La Fondazione dispone di un patrimonio di 1,4 miliardi di euro. E’ nostro dovere farlo fruttare al meglio per garantire utili ricadute sul territorio. Negli ultimi due anni abbiamo distribuito circa 6 milioni  alla Sanità cuneese”. Corrado Bedogni, direttore A.O. S. Croce e Carle: “Abbiamo dimostrato come anche in un’azienda ospedaliera di provincia si riesca a fare ricerca a livello internazionale. La Direzione ha adottato strumenti organizzativi e decisionali che facilitano questo percorso. Indispensabile fare rete con il territorio. Ringrazio la Fondazione CRC e le associazioni di volontariato.“  

cs

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