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Cronaca | giovedì 12 ottobre 2017, 16:32

Detenuto nel carcere di Saluzzo condannato a 10 mesi per danneggiamento: aveva bruciato il materasso “per scaldarsi”

Il fatto risale al dicembre 2016. Spostato in un’altra cella, aveva rotto i sanitari

 Dapprima aveva dato fuoco al materasso perché “aveva freddo” e poi aveva rotto i sanitari nell’altra cella dove era stato trasferito. M.O.V., 39enne di nazionalità rumena, detenuto nel reparto isolamento della Casa Circondariale di Saluzzo è stato condannato questa mattina dal tribunale di Cuneo a 10 mesi di reclusione per danneggiamento.

Il 3 dicembre 2016 gli agenti penitenziari erano accorsi nella cella dalla quale stava fuoriusciva fumo intenso: “Non si vedeva nulla, ho fatto uscire il collega che non riusciva più a respirare. Il detenuto è uscito portandosi via un sacco nero con i vestiti”. Secondo l’accusa però l’imputato avrebbe anche sferrato un pugno al volto di un ispettore che stava evacuando il reparto.

Gli agenti erano nuovamente intervenuti nei confronti dell’imputato perché questi, dopo essere stato spostato in un’altra cella, in preda all’agitazione aveva distrutto i sanitari e lanciato pezzi del wc nel corridoio.

Da più giorni stavo chiedendo una coperta in più perché faceva freddo e se non me l’avessero data avevo avvertito che avrei bruciato la cella”, ha spiegato M.O.V. al giudice. “Ho quindi messo il materasso davanti alla finestra aperta e gli ho dato fuoco. Per non intossicarmi ho usato uno straccio impregnato d’acqua. Nessun agente mi ha tirato fuori, è stato un altro detenuto ad aiutarmi. Poi ho messo i vestiti dentro ad un sacco e sono uscito senza toccare nessuno. Per 20 giorni sono stato come un barbone senza materasso, mentre alcuni agenti mi insultavano e schernivano”. Per i sanitari danneggiati si è giustificato così: “Ero nervoso perché ero stato picchiato: ci sono quelli bravi che fanno il loro lavoro e altri che abusano del loro potere”.

La difesa: “Non c’è prova delle lesioni, l’agente aveva ricevuto un colpo sul viso nella cella piena di fumo senza capire come fosse accaduto”.

Monica Bruna

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