/ Politica

Spazio Annunci della tua città

Delizioso monolocale a 800 mt dal mare, ideale come seconda casa, completamente arredato con struttura divano letto e...

Causa trasloco vendo stufa in ottime condizioni (usata 3 anni) Vi prego di valutare le caratteristiche sul sito...

Pannello solare,Veranda FIAMMA, Portabici FIAMMA 4 canaline, TV e decoder in mobiletto dedicato, Antenna digitale,...

Strepitosa occasione composta da soggiorno più angolo cottura due camere ,,gran terrazzo più grande giardino...

Che tempo fa

Cerca nel web

Politica | giovedì 12 ottobre 2017, 06:00

#controcorrente: nuova legge elettorale: le preferenze fanno paura ad una classe politica che preferisce tutelare la cortigianeria rispetto alla volontà popolare

A prescindere da qualsiasi altra considerazione di merito sulla nuova legge elettorale, è lecito chiedersi: ma perché le preferenze fanno così tanta paura?

 

A prescindere da qualsiasi altra considerazione di merito sulla nuova legge elettorale, è lecito chiedersi: ma perché le preferenze fanno così tanta paura?

Alle ultime amministrative l’astensione ha superato il 40% degli aventi diritto al voto.

Un segnale che avrebbe dovuto rappresentare un campanello d’allarme, dal momento che ha evidenziato – se mai ci fosse stato bisogno di conferme – il  distacco sempre più marcato tra Paese reale e classe politica.

E invece nulla.

Una oligarchia ogni giorno più autoreferenziale ci ha spiegato che le preferenze sono “pericolose” perché motivo di voto di scambio e quindi fonte di corruzione. 

Quasi che la corruzione, ad ogni livello istituzionale, fosse nel potere dei cittadini di esercitare una libera scelta e non nel connubio sempre più evidente tra politica e malaffare.

Le ragioni, in realtà, sono molto più prosaiche e afferiscono a logiche di bottega che hanno visto i vertici di Pd, Alternativa Popolare, Forza Italia e Lega concordi nel privilegiare la cortigianeria rispetto alla legittima, libera espressione del voto popolare.

Siamo arcistufi di votare su listini bloccati confezionati “ad usum delphini” e finalizzati a tutelare gli interessi del capo-partito a scapito di quelli del territorio.

Non si tratta di essere “grillini” o “dalemiani”: basta una sola obiezione a smontare il teorema della casta, che, per autoperpetuarsi, ha fatto di tutto per scongiurarle.

La preferenza plurima, così come avveniva ai tempi delle vecchie circoscrizioni (nel caso nostro Cuneo-Asti-Alessandria), avrebbe annullato questo rischio.

Il problema non è dunque ascrivibile all’area politica, ma al collasso del sistema dei partiti così come la Costituzione li aveva concepiti.

Oggi le forze politiche sono asfittiche, prive di democrazia interna.

I loro leader, anziché favorire la partecipazione, si sono chiusi in un fortilizio  immaginando che il Paese sia “cosa loro”, determinando in questo modo un distacco che non può non essere fonte di preoccupazione.

Che cosa succederebbe, ad esempio, se nella prossima tornata elettorale non si raggiungesse una percentuale di almeno il 50% degli aventi diritto?

Qualsiasi forma assembleare, per essere valida, deve poter contare su almeno la metà dei propri soci.

Non è un mistero per nessuno che questa legge non favorirà la nascita di maggioranze parlamentari omogenee e sarà necessario ricorrere, dopo il voto, ad un governo di larghe intese.

Paradosso per paradosso tanto varrebbe che il Paese venisse commissariato dalla UE, visto che la finanza ormai procede su binari autonomi e paralleli.

Il Belgio resse per ben tre anni senza un governo e in quel periodo il suo Pil lievitò.

Fuor di iperbole, una riflessione su dove sta andando la nostra Democrazia varrebbe la pena farla.

Ammesso che qualcuno abbia ancora voglia, coraggio e capacità di affrontare la questione afferrando il toro per le corna.        

        

#controcorrente

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore