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Ad occhi aperti | sabato 14 ottobre 2017, 18:30

L'editoria online non è editoria? Il futuro come lo interpretiamo – Blade Runner

Internet è il presente, ma è allo stesso tempo (e indiscutibilmente) il futuro, e se c'è una caratteristica che ha il futuro è quella di essere del tutto inevitabile. Prima o poi arriverà, e dopo di esso ce ne sarà un altro

Rutger Hauer nell'iconico monologo del film

Blade Runner è un film del 1982 scritto da Hampton Francher e David Webb Peoples a partire dal soggetto del libro “Il cacciatore di androidi” di Philip K. Dick, e diretto da Ridley Scott.

In una Los Angeles distopica di un futuro prossimo gli umani vivono facendosi servire sostanzialmente in tutto dai “replicanti”, esseri tecnologici più forti e più intelligenti di loro ma quasi senza coscienza di sé, con una vita limitata a 4 anni soltanto. Il protagonista, Rick Deckard, ha il compito di “ritirare dal mercato” i replicanti che si sono dimostrati pericolosi e per questo viene messo sulle tracce di Roy Betty e del suo gruppo di replicanti ribelli.

Tra nuova legge elettorale e decreti relativi ai mezzi di comunicazione più utilizzati, parrebbe che in questo periodo il Governo italiano si stia mettendo particolarmente in relazione con i concetti di “futuro” e “progresso”, e con ciò che dovrebbero o non dovrebbero portare con sé. E, fatevelo dire, il mondo in cui vi si sta rapportando... non mi soddisfa nemmeno un po'.

Lasciando da parte il tema della nuova legge elettorale (per onestà intellettuale non posso che arrendermi all'idea di non essere il membro della redazione di questo giornale più titolato a parlarne), mi piacerebbe invece soffermarmi un po' di più sulla questione legata al cosiddetto “bonus pubblicità”, ovvero la serie di agevolazioni economiche inserita all'interno del decreto 50/2017, ideato specificamente per risollevare e incrementare il rilancio del settore dell'editoria in senso lato. “In senso lato” per modo di dire, perché dal '45 di George Orwell il mondo non è cambiato poi così tanto e c'è sempre qualcuno che è “più uguale degli altri”.

Sembrerebbe proprio, infatti, che il mondo dell'editoria online sia stato tagliato completamente fuori dalla possibilità di accedere a queste agevolazioni: detta in soldoni (QUI trovate un'ottima spiegazione più approfondita), sembrerebbe che comprare la pubblicità su quotidiani come il nostro diventerà rapidamente molto meno conveniente del normale.

Anche gli appassionati cinefili del mondo intero, recentemente, si sono interessati un po' di più al futuro prossimo di quanto abbiano fatto negli ultimi mesi, complice l'uscita nelle sale del sequel di Blade Runner, “Blade Runner 2049” (che non ho ancora visto, per questo non parlerò che del film originale). Scelta facile, questa settimana, mi perdonerete.

Per quanti di voi abbiano vissuto gli ultimi trentacinque anni in una condizione di completa alienazione rispetto alla cultura popolare fantascientifica, Blade Runner è uno dei film più belli della storia del cinema e, senza dubbio, una perla assoluta della narrazione fantascientifica nel suo insieme: una pellicola capace di spiegare l'uomo senza parlare dell'uomo, il presente raccontando il futuro e di regalare una delle ambientazioni più iconiche di sempre, da cui poi CHIUNQUE si sia interessato al genere ha poi trasposto a pienissime mani nel corso dei decenni successivi. Centrale all'interno della pellicola l'idea che gli esseri umani vedano il progresso come qualcosa di spaventoso, da controllare e trattenere in catene... utile e senza il quale l'intera società non esisterebbe (o, almeno, non esisterebbe nel modo in cui esiste) ma verso il quale non esiste un interesse reale e concreto, e proprio per questo fonte inesauribile di sospetto.

In Blade Runner si parla di esseri viventi creati artificialmente e quasi del tutto indistinguibili dall'umano, ma non vi pare sia più o meno lo stesso approccio che abbiamo noi con il mondo dell'internet?

Lavoro su e con internet da alcuni anni ma anche se non lo facessi non sarebbe difficile comprendere tutti i dubbi che la società solleva sulle realtà del web. Insomma, pensateci un attimo e provate seriamente a spostarvi dalla solita immagine di “cloaca in cui tutto è concesso”. È impossibile. Ma il fatto che uno strumento non venga usato in modo totalmente positivo non rende lo strumento stesso totalmente negativo, anzi: significa soltanto che c'è bisogno di riflettere e di comprenderlo per bene, perché sviluppi il suo pieno potenziale.

Internet è il presente, ma è allo stesso tempo (e indiscutibilmente) il futuro, e se c'è una caratteristica che ha il futuro è quella di essere del tutto inevitabile. Prima o poi arriverà, e dopo di esso ce ne sarà un altro. Le sue specifiche, però, dipenderanno da come decideremo di approcciarci ad esso.

simone giraudi

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