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Al Direttore | 17 ottobre 2017, 11:04

Turismo: una buona stagione ma non è tutto oro quello che luccica

Riceviamo e pubblichiamo

Turismo: una buona stagione ma non è tutto oro quello che luccica

In riferimento a tutti gli articoli sul turismo e sulla rivitalizzazione della montagna e all’arrivo di nuovi turisti , vi scrivo come gestore di rifugio e come presidente dell’associazione turistica  “turismo nelle Alpi Liguri” dell’alta Valle Tanaro, abbiamo riscontrato anche noi, soprattutto in questa calda estate, fruitori dei nostri luoghi che non vanno in montagna con la cultura della montagna, dove sono? Cosa posso fare? A cosa partecipo? Quali sono le peculiarità e i luoghi da visitare, cosa mi propone il rifugista o l’ufficio turistico di zona? La maggior parte avevano semplicemente caldo anche al mare dove non c’era un filo d’aria, andiamo a mangiare in montagna prendendo d’assalto i rifugi (parlo soprattutto per noi) come un ristorante qualsiasi, con richieste oltremodo assurde per i nostri luoghi e con la frenesia che si usa abitualmente in città.

Un po’ di colpa non l’avranno i grossi centri montani che hanno voluto trasformarsi in “città” di montagna, che a parte il panorama e il fresco ti sembra di stare nelle piazze delle città   con negozi, bar e aperitivi?

Non solo manca una promozione organica, ogni valle fa da se e chi è più bravo vince, chi ha più mezzi economici  per interessare ospiti stranieri (sono quelli che amano maggiormente i nostri territori nella loro semplicità) supera gli altri di gran lunga, chi ha amministratori lungimiranti e interessati che aiutano il territorio e guardano al di là della semplice burocrazia di tutti i giorni e non lasciano la promozione in mano alle pro-loco (meno male che ci sono, nulla contro di loro, anzi) riescono a costruire un turismo come formula vitale per gli abitanti rimasti, o i pochi che arrivano con tanta buona volontà, spesso vengono scoraggiati prima ancora di ristrutturare un rustico per la trasformazione in attività ricettiva; manca la mentalità di fare rete, di far si che quel che sai fare tu lo insegni a me, oppure ti mando l’ospite interessato a farlo, ormai mi rendo conto che scarichiamo le responsabilità agli altri, ma non vogliamo farci sentire,  non abbiamo la volontà di costruire un’offerta insieme, ci accontentiamo di fare coperti e cerchiamo anche noi nelle nostre valli dimenticate di trasformarci in rifugi-ristoranti con menù e portate da gourmet.

Sicuramente non è facile, parlo per me, incentivare a fare piccoli trekking, ad andare in bicicletta a organizzare giornate per i ragazzi, all’inizio è durissima hai poco riscontro, soprattutto se i tuoi mezzi economici non ti permettono azioni di marketing mirate, ma poi si ingrana, si riesce, ma il totale disinteresse dei colleghi anche solo nel condividere un’iniziativa su facebook ti scoraggia moltissimo, anche se questi colleghi li hai coinvolti e ci ricavano anche loro una piccola fetta. Combattiamo io e pochi del direttivo nel far capire a tutti che se parliamo del luogo, facciamo vedere le nostre bellezze le persone arrivano e sono quelle giuste, non è importante parlare del rifugio o del ristorante o dell’albergo, intanto per rimanerci e visitarlo e fruirlo avranno bisogno di noi, la lamentale continua è “non avete menzionato, questo e quest’altro”.

Scusate la riflessione poco ottimistica, ma noi dobbiamo cambiare e capire che se continuiamo ad essere chiusi in noi stessi verremo presto dimenticati, i turisti i veri amanti dei monti e dei territori andranno sempre più nei luoghi blasonati e pubblicizzati, organizzarci insieme è l’unico mezzo per non sopravvivere.

Passata l’estate per noi è arrivato il periodo del mugugno, non del darsi da fare per programmare e per far si che anche l’autunno e l’inverno pur senza alcun impianto porti ospiti anche per noi.

Cordiali saluti e spero capiate il mio sfogo che vuole solo essere costruttivo.

Marina Caramellino – Rifugio Pian dell’Arma di Caprauna

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