/ Curiosità

Spazio Annunci della tua città

Scooter usato con tettino parapioggia batterie ok funziona tutto con gomme e camera d`aria.

Ducato 160 CV, super accessoriato, 2 condizionatori, gruppo elettrogeno Honda 3 Kw con accensione automatica, pannelli...

Delizioso monolocale a 800 mt dal mare, ideale come seconda casa, completamente arredato con struttura divano letto e...

Causa trasloco vendo stufa in ottime condizioni (usata 3 anni) Vi prego di valutare le caratteristiche sul sito...

Che tempo fa

Cerca nel web

Curiosità | mercoledì 06 dicembre 2017, 12:33

Bra, successo per la presentazione del libro di Ugo Minini

L'autore: «La Storia non è un libro noir. Le responsabilità storiche hanno più sfumature»

Una piacevole serata all’insegna della cultura: è questo il bilancio della presentazione del libro “Quantum. Elisabeth e Werner Heisenberg al tempo della Bomba”, presentato a Bra nella serata di lunedì 4 dicembre. Ospite l’autore del romanzo Ugo Minini, che ha vestito per la seconda volta (e con altrettanta fortuna) i panni di scrittore. Ad accoglierlo, oltre allo stato maggiore dell’Amministrazione comunale braidese, un folto pubblico di lettori ed appassionati raccoltisi all’interno del Centro Polifunzionale G. Arpino.

Dopo il bagno di affetto e di stima, è intervenuto Francesco Bonino della tipografia L’Artistica di Savigliano che ha curato la stampa del libro che Minini non solo ha scritto, ma che ha persino confezionato artigianalmente con un proprio lavoro di impaginazione e di scelta delle immagini. Quindi, ha preso la parola il prof. Biagio Conterno che ha sottolineato gli aspetti identitari di un’opera che ha definito appartenere al genere docufiction, mutuando il linguaggio della televisione. Dietro il volume c’è, infatti, un’attenta ricognizione delle fonti per una cavalcata storica sulle spalle del genio della fisica Werner Heisenberg, le cui esperienze biografiche sono ripercorse nella narrazione della moglie ormai vedova ad un giornalista di fantasia. Storia mondiale, eventi scientifici, dilemmi morali, sono alla base di un’avvincente trama che si dipana in anni tumultuosi che vanno dal 1920 al 1960, il cuore del martoriato “secolo breve”.

Ha affermato lo scrittore: «La Storia non è come un libro noir dal solo colpevole. Le responsabilità storiche hanno più sfumature.»

Così, tra le pagine che non vogliono essere un trattato o un saggio, trovano spazio drammi che Minini ha sottolineato con lucida penna, come l’esodo di tre milioni di tedeschi sudeti che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale dovettero fare ingresso in una Germania totalmente distrutta e in cui non erano mai stati. «Un numero che vale più di dieci volte l’esodo che vide protagonista l’Italia con l’Istria e la Dalmazia.»

Nelle parole dell’autore, un altro esempio terribile, sempre dal punto di vista storico, è rappresentato dalla Prussia: «Il 6 maggio 1945 è stata cancellata dalle carte geografiche e non esiste più da nessun punto di vista, poiché è stata divisa tra la Polonia e la Russia. Anche in quel caso, i tedeschi di quelle zone sono fuggiti in grandissima parte al momento in cui l’Armata rossa avanzava verso Berlino. Tutto ciò, per la Germania, ha rappresentato una catastrofe vera, la discesa in un baratro, mentre da noi il 25 aprile si ballava nelle piazze, perché l’Italia stava rinascendo.»

Passando dalla guerra delle spie che inaugura la Guerra Fredda, si fa notare anche il manifesto messaggio di uguaglianza tra razze, tematica maggiormente attuale nel periodo in cui il libro è sceneggiato, ma che pure oggi fornisce non pochi spunti di riflessione. Uno su tutti lo esprime lui stesso: «Se uno va a Berlino, si accorge che la capitale tedesca si dimostra la sconfitta totale e completa del nazismo: Hitler voleva una razza pura, mentre oggi Berlino è una città cosmopolita, all’avanguardia nell’integrazione degli immigrati o nello scambio di culture di giovani di tutto il mondo e ciò ti lascia contento.»

La scelta di insistere sulla nazione teutonica come teatro degli avvenimenti della nuova pubblicazione ha un suo perché d’ispirazione: «Da centro della cultura dell’Ottocento in cui era assoluta dominatrice, pensiamo, ad esempio, al campo musicale, la Germania è piombata in un Novecento catastrofico. Mi sono sempre chiesto perché sia successo questo. Per fortuna, adesso, se andiamo in Germania, siamo tranquilli. Ci sono stato più volte con la famiglia e gli amici e si respira un’aria di libertà che ti riempie di gioia il cuore se sai quello che è successo il secolo scorso.»

Sono ancora l’ambientazione e la storia del fisico tedesco, padre della teoria quantistica, a stimolare l’autore per un ultimo pensiero di carattere privato: «Se stamperò un’altra edizione di questo libro, lo dedicherò a mio padre che aveva nella sua vita un compito preciso: fare il direttore generale dell’Abet. Il lavoro gli assorbiva abbastanza delle sue risorse fisiche e mentali, però ha avuto, per diversi anni, la passione per la fisica atomica, scrivendo anche un libro. Perciò, mi è venuto in mente che sarebbe il degno destinatario della mia dedica.»

Naturalmente, il finale del libro è tutto da scoprire, o meglio, «Una bomba», come lo ha definito il presentatore della serata, prendendo a prestito il titolo. Alla fine dell’appuntamento, documentata da Giacomo Berrino con foto e video, Ugo Minini ha firmato copie, chiudendo il magnifico incontro con il taglio di una prelibata torta alla panna ed un brindisi augurale.

Si.Gu.

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore