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In&Out | domenica 10 dicembre 2017, 07:30

A Stoccolma per "vivere di circo": la storia di Antonio Panaro, tra colpi di fulmine e corpi in movimento

"La mia intenzione è quella di fare del circo il mio lavoro. La cosa bella è che, a differenza di molti altri lavori, c’è una grande possibilità di divertimento non solo per chi lo vede ma anche per chi lo fa"

Antonio Panaro

Secondo appuntamento di "In&Out" in cui trattiamo dell'arte circense e, nello specifico, dell'esperienza di un cuneese approdato "in terra straniera" per studiarla e praticarla con l'obiettivo di metterla assolutamente al centro della propria vita.

Questa volta è tempo di chiacchierare con Antonio Panaro, 21enne originario proprio del nostro capoluogo di provincia ma da qualche tempo a Stoccolma per studiare alla University of Dance and Circus.

- Ciao Antonio. Spiegaci un po’: da cosa nasce la tua passione per l’arte circense?

Fin da piccolo ho sempre avuto la passione per lo sport e in generale mi è sempre piaciuto muovermi. Ho iniziato con un breve periodo di judo, poi il nuoto. All’età di otto anni è arrivata la ginnastica artistica. Io e i miei genitori avevamo scoperto che c’era a Boves una società dove si insegnava questa disciplina sportiva (in quegli anni si chiamava ASD Ginnastica e Danza Boves, ora ASD Sportime Boves). Sono andato a provare e da quel giorno ho continuato a frequentare i corsi per 11 anni, dal secondo anno all’interno del gruppo agonistico, coltivando una passione che ancora oggi mi accompagna. Durante questi anni di ginnastica artistica c’è stata la prima scoperta del mondo del circo come si presentava ai giorni nostri, quindi in una versione più “moderna” rispetto al circo tradizionale. Il nostro allenatore infatti ci aveva mostrato un video di Alegria, uno degli spettacoli più famosi del Cirque de Soleil.

Da quel momento credo che qualcosa in me abbia iniziato a crescere. Tra i 14 e i 17 anni ho poi praticato in parallelo con la ginnastica anche l’atletica leggera, facendo salto con l’asta. A causa di una serie di problemi mi sono ritrovato senza un allenatore, cosa che per una disciplina così difficile rappresenta una grossa mancanza. Volendo continuare un'altra attività con la ginnastica, ero indeciso tra il circo e l’arrampicata. Sapevo che a Cuneo c’era e c’è tutt’ora la Scuola di Circo “Fume che ‘nduma”. Prima di provare una lezione sono andato a vedere uno spettacolo del gruppo dei più grandi di questa scuola, ragazzi miei coetanei e tra questi anche qualcuno che già conoscevo. È stato amore a prima vista e ancora oggi attribuisco a quello spettacolo la ragione principale della mia scelta di vita. Andai così a provare una lezione di circo e dopo quella non ne provai neanche una di arrampicata, avevo già fatto la mia scelta.

Mi sono allenato in quella scuola per tre anni, continuando con la ginnastica, fino all’età di 19 anni, quando ho finito il liceo scientifico. È in questi tre anni che è maturata l’idea di continuare sulla strada del circo e una possibilità era fare le audizioni alla “Flic Scuola di Circo” di Torino, per iniziare una formazione di tipo professionale. Riuscito a convincere i miei genitori, ho partecipato alle audizioni e sono stato preso. Ora dopo due fantastici anni in quella scuola, sto completando la mia formazione all’interno della DOCH (Dans och Cirkushögskolan / University of Dance and Circus) a Stoccolma dove mi aspettano altri 3 anni di allenamento e studio.

- Ti va di parlarci di come sia diversa la tua formazione, a Stoccolma rispetto a Cuneo?

La grande differenza rispetto a Cuneo, così come era già per la “Flic”, è il fatto che si qui si parla di formazione professionale. Qui a Stoccolma mi trovo addirittura all’interno di un’università di circo. La formazione circense è quindi riconosciuta dallo Stato e studiata per rendere i suoi studenti in grado di lavorare in questo campo artistico. Nella scuola di circo di Cuneo, così come in tutte le scuole cosiddette di piccolo circo, perché rivolte per lo più a bambini e ragazzi, emerge per lo più (giustamente) l’aspetto giocoso del praticare quest’arte e questo a mio avviso è il migliore primo step che si possa fare con il circo se poi si vuole continuare.

- Com’è stato, o come si sta rivelando, il crearsi una quotidianità all’estero? La tua passione ti ha aiutato, in questo senso?


Creare una quotidianità qui a Stoccolma si sta rivelando abbastanza dura. Una grande città, un altro paese, più freddo e più buio, casa lontana da scuola, metropolitana come unico mezzo per muoversi, sono tutti aspetti super nuovi per me a cui devo ancora abituarmi. Ovviamente la mia passione e la determinazione a perseguirla non fanno altro che aiutarmi in questo processo. Mi trovo qui proprio per coltivare e sviluppare nel profondo la mia passione.

- Cosa ti manca della provincia di Cuneo?

Ora che vivo qui, come quando vivevo a Torino, di Cuneo mi manca la tranquillità e il fatto che ogni posto al suo interno sia raggiungibile in tempi brevissimi.

- Domanda di rito, in chiusura: dove credi ti possa portare, questa tua passione? E cosa ti aspetti possa regalarti?

Io credo e spero che il circo mi permetta di vivere. La mia intenzione è quella di fare del circo il mio lavoro. La cosa bella è che, a differenza di molti altri lavori, c’è una grande possibilità di divertimento non solo per chi lo vede ma anche per chi lo fa. Inoltre, essendo un’arte, gioca un ruolo importantissimo la creatività e l’originalità. Quindi spero mi possa regalare molte soddisfazioni, non solo per quanto riguarda quello che potrò fare, ma anche per quanto riguarda quello che potrò creare con la mia testa e il mio corpo.

simone giraudi

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