/ Cronaca

Che tempo fa

Cerca nel web

Cronaca | 11 dicembre 2017, 14:30

Imprenditore saluzzese condannato a 6 anni per bancarotta fraudolenta

Era il titolare di tre società che gestivano sale giochi fallite nel 2014

Imprenditore saluzzese condannato a 6 anni per bancarotta fraudolenta

Aveva lasciato un “buco” di oltre 2 milioni 800 mila euro, e il curatore fallimentare aveva trovato soltanto alcuni scatoloni di documenti e una cinquantina di slot machines. A.C. è stato condannato a 6 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta e reati fiscali legati al fallimento, sollecitato dai creditori nel mese di febbraio 2014, di tre società (“Royal Investiment srl”, “Capital Investiment srl” e “Start Investiment srl”), che gestivano sale giochi nel Saluzzese, delle quali era il legale rappresentante.

Le indagini erano partite dopo che l’imputato nel giugno 2014 si era presentato dai carabinieri di Saluzzo per denunciare presunte minacce da parte di un ex socio per ottenere il rimborso delle sue quote societarie. Le indagini nei confronti di questi si erano concluse con una richiesta di archiviazione: “Avevamo aperto insieme la “Royal Investiment srl nel 2009, ma mi resi conto della mala gestione, c’era un giro di soldi sospetto, il mio socio stava cercando di aprire altre società senza avvertirmi”, aveva dichiarato davanti ai giudici. “Nel 2012 decisi di vendere le mie quote, che non sono più riuscito a incassare, perché C. era sparito dalla circolazione”.

Il pm Chiara Canepa ha ricostruito un quadro di finanziamenti illeciti, con le tre società che si sovvenzionavano reciprocamente con importi notevoli senza i rispettivi rimborsi, e cospicui prelevamenti bancari da parte del C. per motivi personali. La Guardia di Finanza ha riferito che l’imputato “dal gennaio 2012 al 31 agosto 2013 avrebbe prelevato dai conti bancari delle società 394 mila euro e utilizzato le carte di credito aziendali, spendendo oltre 50 mila euro per alberghi in località turistiche, o per cure alla persona, che nulla avevano che fare con l’attività aziendale e senza giustificativi contabili”.

In udienza era stato anche sentito il commercialista che aveva tenuto la contabilità delle tre società fino al luglio 2013, quando rinunciò all’incarico esasperato dal comportamento del C. al quale aveva chiesto ripetutamente estratti conto bancari, fatture e altri documenti, senza ottenere risposta.


Monica Bruna

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium