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Ad occhi aperti | 16 dicembre 2017, 11:03

Il testamento biologico è legge di stato - Breaking Waves

La storia di Bress e Jan è dolente e violenta e piena di dolorosa malinconia, specie dal momento dell’incidente che riduce quest’ultimo alla paralisi: un viaggio pieno di umanità, umanità vera

Il testamento biologico è legge di stato - Breaking Waves

“Breaking Waves - Le onde del destino” è un film del 1996 di produzione condivisa tra Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Francia e Norvegia, scritto da Lars Von Trier, Peter Asmussen e David Pirie e diretto dallo stesso Von Trier.Protagonista della pellicola, la prima della cosiddetta “Trilogia del cuore d’oro”, è Bress, giovane e bella ragazza sposata con l’operaio petrolifero Jan.

Quando quest’ultimo subisce un gravissimo incidente che lo rende temporaneamente paralizzato, cerca di esortare Bress a trovarsi un amante che la soddisfi sessualmente, richiesta che getterà la donna (fortemente credente) in una spirale sempre più profonda di violenza e depressione. 

Centottanta. Sono questi i “sì” che ha ricevuto al Senato, nella discussione di giovedì 14 dicembre, la proposta di legge relativa al Testamento Biologico, che è quindi diventata in effetti legge di Stato; un risultato che arriva alla fine di circa 8 mesi di stallo prolungato, in cui chiunque ha detto la sua in modo più o meno pubblico (sì, anche io) e che ha portato a gravi spaccature, o minacce di tali, all’interno della maggioranza al governo, e che ha chiamato in causa politologi, medici, esperti del settore, pazienti, parenti, membri della Chiesa... com’è ovviamente tradizione, ormai, ogni volta che si arriva ad affrontare un argomento del genere.

Sto scrivendo questo pezzo proprio nel pomeriggio del 14 dicembre, a poche ore di distanza dal sì. Quindi non ho idea di quella che sarà la reazione dell’Italia all’introduzione del Testamento Biologico, anche se posso in larga parte provare a indovinarla; quello di cui sono sicuro, però, è che più di qualcuno cercherà di farla diventare una “vittoria di sistema”, una vittoria di qualcuno in generale, come se il decidere come morire non sia un diritto fondamentale di qualunque essere vivente (non essere umano, eh).

Come se un Governo non avesse il compito fondante di farli rispettare, diritti come questo, oppure di introdurli ex-novo: non so voi, ma io sono sempre stato convinto del fatto che fare il proprio lavoro non sia una vittoria, la conclusione di un’impresa eroica, ma qualcosa di assolutamente normale.

Ma al di là delle considerazioni politiche, o forse oltre a queste, il raggiungimento di questo traguardo non può non farmi pensare a ciò che è quasi sempre mancato, nella discussione sul Testamento Biologico, sul fine-vita, su come cavolo avete voglia o intenzione di chiamarlo. E cioè la sensibilità, la capacità di comprendere che si sta parlando di esseri sensibili da trattare in modo sensibile.

Potrebbe non sembrare, se si conosce un po’ il personaggio di Lars Von Trier, ma “Le onde del destino” è pregno proprio di questo tipo di sensibilità. La storia di Bress e Jan è dolente e violenta e piena di dolorosa malinconia, specie dal momento dell’incidente che riduce quest’ultimo alla paralisi: un viaggio pieno di umanità, umanità vera, fatta di reazioni forse spropositate per chiunque non si sia trovato ad affrontare un ostacolo profondo e insormontabile come quello di una grave malattia.

È su questa incomprensibilità che ci si sarebbe dovuti soffermare, prima di quei famosi 8 mesi di tristissimo stallo: prendere immediatamente la decisione che è stata ritardata così tanto, e arrendersi al fatto che su tante questioni si possa dibattere e alzare la voce ma che su alcune, a volte, si dovrebbe unicamente tacere.

s.g.

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