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Politica | 16 dicembre 2017, 11:33

Nel centrodestra c’è ingorgo di aspiranti parlamentari

I sondaggi favorevoli fanno lievitare la schiera di coloro che ambiscono ad un seggio a Montecitorio o Palazzo Madama. La matassa, a questo punto, potrà essere sbrogliata solo sui tavoli romani

Nel centrodestra c’è ingorgo di aspiranti parlamentari

C’è ressa per salire sul carro del centrodestra, quello che si pensa, in base ai sondaggi, essere lo schieramento vincente dell’ormai imminente tornata elettorale.

Questo vale a Roma ma anche a Cuneo, dove la pattuglia degli aspiranti parlamentari si rinfoltisce di giorno in giorno.

Se fino a qualche settimana fa pareva che l’eurodeputato albese Alberto Cirio e l’ex ministro Enrico Costa non avessero contendenti interni, in queste ultime ora si registra una sorta di vero e proprio ingorgo.

La nascita della “quarta gamba”, che ha visto Costa tra i registi, richiede che venga presa in considerazione la possibilità di aggiungere nuovi posti a tavola (almeno a livello ipotetico), senza escludere a priori, ad esempio, il presidente nazionale di quel che resta di Scelta Civica, l’albese Mariano Rabino.

E’ vero che Cirio, per imbonirlo, gli ha fatto balenare la possibilità di una candidatura civica “lib-lab” a sindaco di Alba, ma l’ex golden boy montiano non ha dubbi: tra la città delle torri e quella del Cupolone sceglie la seconda.

Con quel che offre la Città Eterna, come si potrebbe dargli torto?

Inoltre, resta da capire se Energie per l’Italia di Stefano Parisi farà parte della partita.

Se la risposta fosse affermativa, anche l’ex top manager sanitario e deputato uscente Giovanni Monchiero, pur non facendo più parte della parrocchia di Rabino e Zanetti, potrebbe chiedere di essere ammesso a tavola.

Questo solo per restare a Forza Italia e al cespuglio satellite del “quarto petalo”.

Se poi consideriamo che i Fratelli d’Italia sono tornati ad arruolare due pezzi da novanta quali Guido Crosetto e Daniela Santanchè si percepisce quanto sia ingarbugliata la matassa.

Non è scontato che i due intendano candidarsi nel Cuneese.

Dal momento in cui i sondaggi indicano per “buoni” i due collegi camerali e quello senatoriale della provincia è verosimile azzardare che questi possano far loro gola.

Come se non bastasse, la Lega sta alzando il prezzo.

Matteo Salvini, che non perde occasione per rintuzzare Silvio Berlusconi, chiede il 60% dei collegi del Nord Italia e il Piemonte, dove opera il suo fidato proconsole Riccardo Molinari, non fa eccezione.

Se poi fossero vere le voci che arrivano da Arcore e che riferiscono di un Cavaliere desideroso di volti nuovi, ecco che il quadro si complicherebbe ulteriormente.

Paradossalmente, la posizione di forza di partenza (almeno virtuale) del centrodestra in provincia di Cuneo potrebbe costituire più un problema che un vantaggio se solo la sinistra non fosse divisa e sapesse sfruttare la circostanza.

A questo punto, è indispensabile l’intervento di qualcuno – e non possono essere che i tre leader, Berlusconi, Salvini e Meloni - per districare l’ingorgo e uscire dall’impasse.

Il territorio avrà dunque scarso peso nella designazione delle candidature se non nella misura dell’influenza che gli aspiranti onorevoli o senatori sapranno far valere nei confronti dei rispettivi segretari nazionali.

Il loro pollice alzato o verso deciderà la loro sorte.


Giampaolo Testa

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