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In&Out | domenica 31 dicembre 2017, 07:50

Quattro chiacchiere con Massimiliano Giaccardi: da Cuneo a Losanna "perché a far poco non resisto"

"Di Cuneo mi manca il fatto che non ci sia una vera e propria squadra maschile di punta con grandi ambizioni e progetti, come era la Lannutti che ho allenato nelle sue due ultime stagioni"

Quattro chiacchiere con Massimiliano Giaccardi: da Cuneo a Losanna "perché a far poco non resisto"

Il volley, lo sappiamo bene, è stata l'anima (sportiva) della provincia Granda per un lunghissimo periodo di tempo, che ora come ora viene guardato con malinconia dai tantissimi appassionati ma che negli anni ha permesso di portare il nostro territorio all'eccellenza e all'attenzione delle cronache nazionali.

Ogni storia però (e soprattutto quelle belle, anche se è spesso difficile ammetterlo), si conclude. Il come e il perché non penso di essere la persona giusta per commentarlo ma è un dato di fatto: tutto finisce, o almeno finisce per come lo si conosceva un tempo.

Credo però sia importante anche attraverso una rubrica come "In&Out", che poco ha a che vedere, di base, con il mondo dello sport, seguire per un po' i risvolti di quella bellissima storia che è stata la pallavolo a Cuneo: protagonista di questo nuovo appuntamento è quindi Massimiliano Giaccardi, coach di volley attualmente in Svizzera.

- Ciao Massimo. Raccontaci un po’ come e perché sei finito in Svizzera.

La scorsa stagione ero in Qatar con la Nazionale, aspettando l'estate per poter allenare; non resisto a far poco, così ho chiesto alla federazione Qatarina se avessi potuto andare ad allenare durante l'inverno e loro hanno accettato. Dunque ho mandato un pò di curriculum in giro e ho contattato un po’ di persone dell'ambiente per vedere se ci fosse stata la possibilità di tornare in Italia come assistente in serie A.

Sono poi venuto a sapere che Losanna cercava un allenatore e ho pensato di sfruttare ciò che poteva darmi quest'esperienza in quanto a possibilità di essere primo allenatore da qualche parte. Dopo una decina di giorni mi hanno contattato e sono partite le trattative. Così a fine agosto, dopo le qualificazioni ai mondiali con il Qatar, ho fatto le valige e sono venuto qua in Svizzera. Dunque sono finito in Svizzera perchè non riesco a stare senza allenare: è la mia vita, la mia energia, allenare è il massimo.

- Un viaggio lungo e un impegno importante, affrontati con lo sport sempre in mente. Cosa significa, per te, lo sport?

Lo sport per me è sempre stato una grande passione, un’opportunità per mettermi in gioco, per provare ad andare oltre il limite, lavorando duramente per migliorare un pochettino ogni giorno.Lo sport per me è il massimo valore che ci sia: sfida, abnegazione, impegno, costanza, credo che quello che sono oltre alla mia famiglia lo devo sicuramente allo sport, soprattutto quello di squadra.

- Il tuo lavoro, e in generale lo sport, come ti ha aiutato nel tuo ritagliarti una vita in Svizzera?

Non ho bisogno di ritagliarmi alcuna vita in Svizzera: ho imparato da maestri di altissimo livello ad allenare, ho fatto l'assistente a sette allenatori da cui ho carpito tutto ciò che potevo (Davide Picco, Giorgio Salomone, Stelio De Rocco, Mauro Marasciulo, Angelo Lorenzetti, Luca Monti, Stefan Crtiansky, Roberto Piazza).

La cosa che ho avuto modo di constatare è che la maggior parte delle ore le passavamo in palestra a vivere di Volley, dunque è ciò che faccio. Vado in palestra al mattino molto presto, mi piace lavorare di mattina e mi piace stare in palestra da solo, esco a mangiare pranzo e poi rientro fino alla sera abbastanza tardi; dunque per me Losanna, Doha, Nocera Umbra, Piacenza, Cuneo è tutto abbastanza uguale.

- Come viene visto lo sport in Svizzera? E la pallavolo? E la tua squadra, come se la cava?

Lo sport in Svizzera è visto come un hobby, credo che solo nel calcio e nell’hockey ci siano svizzeri professionisti. Nel volley c'è solo una squadra che permette agli svizzeri di essere professionista ed è la detentrice del titolo, la Armiswil. Io nella mia squadra ho otto professionisti e cinque o sei svizzeri che lavorano o studiano e poi vengono ad allenamento. Il problema è puramente economico, tutti i lavori in Svizzera pagano di più che fare lo sportivo, quindi tutti cercano di fare altro.

Noi abbiamo appena perso il ritorno della coppa Challenge in Belorussia dunque siamo fuori dalla coppa Europea, ma in campionato siamo secondi in classifica a 2 punti da Armiswil e il 7 gennaio giocheremo gli ottavi di finale di coppa di Svizzera.

- Cosa ti manca della nostra provincia, che tradizionalmente vede nella pallavolo uno dei suoi sport di riferimento?

Mi manca il fatto che non ci sia una squadra maschile di punta, con ambizioni e progetti come era la Lannutti, dove ho allenato nelle sue ultime due stagioni. Non essendo un grande fan del volley al femminile, anche se sono cosciente che il volley è uno sport prettamente femminile, mi spiace che non ci sia una realtà di altissimo livello nella nostra provincia.

simone giraudi

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