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Al Direttore | mercoledì 03 gennaio 2018, 07:15

Logica e politica: davvero dove finisce una inizia l'altra?

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Piercarlo Malvolti

Foto generica

La logica e la politica.

Il 4 marzo, ovvero tra un attimo, si vota e tra gli addetti ai lavori circolano insistentemente due mantra. Primo: questa legge elettorale fa ridere, i candidati non contano niente sul territorio. Secondo: non ci sarà una maggioranza e si tonerà alle urne velocemente.

Fuorvianti entrambi, siamo cresciuti e sappiamo che la morale è la conclusione delle favole.

Smentiamo la seconda: chi metterà piede in parlamento ci rimarrà per cinque anni. Sono finiti i tempi dei partiti in cui in caso di elezioni anticipate si rimaneva al proprio posto e chi verrà eletto rimarrà giustamente in parlamento sino all’ultimo minuto della legislatura, ovvero al 2023.

Veniamo alla prima. Questa legge elettorale non è poi cosi male, pensateci bene: il cognome del candidato a sinistra della scheda sarà ben leggibile e farà un'enorme differenza, perché se candidi un incompetente non lo votano e siccome il nome si porta appresso anche la parte destra dove oltre ai simboli sono indicati altri cognomi "imparentati" vale più o meno lo stesso concetto.   Traducendo: piaccia o meno la festa dell’anonimato è finita, stavolta si gioca a carte scoperte, per semplificare,come quando si elegge un sindaco.

La logica vorrebbe che venissero candidate, uscenti od entranti che siano, persone rappresentative pronte a sottoporsi de visus all’esame della democrazia diretta.  Siate pazienti e scopriremo insieme se sarà cosi oppure, in caso contrario, prederemo atto ancora una volta  che “dove finisce la logica, comincia la politica” e non solo.

r.t.

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