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Attualità | mercoledì 03 gennaio 2018, 16:04

I “Banchieri” visti da vicino da Beppe Ghisolfi

Uscirà tra una ventina di giorni il nuovo libro del presidente della Cassa di Risparmio di Fossano che ha per protagonisti i big della finanza nazionale

Beppe Ghisolfi con Chris De Noose

Il 20 gennaio esce per i tipi di Aragno il nuovo libro di Beppe Ghisolfi “Banchieri”, ritratti umani e professionali, corredati da aneddoti e curiosità, dei big della finanza nazionale.
Ne abbiamo parlato con l’autore.

Ghisolfi, parafrasando un celebre libro di Giulio Andreotti, come sono i banchieri “visti da vicino”?

“Sono persone con una preparazione culturale eccellente. Molto attive, determinate, con giornate di lavoro intense e faticose”.

Perché questo libro? Com’è venuto nell’ordine di idee di realizzarlo?

“Da vent'anni ho la fortuna di frequentare e conoscere di persona i banchieri italiani più importanti. Ho voluto, tramite biografie, colloqui ed interviste raccontare la loro vita per farla conoscere a tutti .Di questi personaggi si sa appena il nome. A volte si leggono dichiarazioni tecniche ma nulla si conosce della loro famiglia, dei loro affetti e degli amici che frequentano.“Banchieri” colma questa lacuna tracciandone un ritratto umano”.

Ce n’è uno, in particolare, tra quelli che ha intervistato, che ha riscosso più di altri la sua simpatia?

“Mi sono tutti simpatici e da ognuno ho tanto da imparare. Spesso mi sorprendo quando un personaggio come Maurizio Sella si ferma a parlare con me e addirittura ascolta con interesse quello che dico con domande e considerazioni. Devo dire che, pur trattandosi di “giganti”, hanno conservato tanta umanità e umiltà. Un mondo che avrei pensato molto diverso ed invece è fatto di persone normali. Coltissime, ma normali”.

La politica oggi è debole e – almeno così comunemente si ritiene – le sue funzioni sono state surrogate dai “poteri forti”. E’ così?

“Sicuramente la politica di questi ultimi anni è debole. In verità, io non ho mai capito dove siano questi benedetti “poteri forti”. Direi che i banchieri hanno saputo resistere, tranne i pochi casi noti, ad un periodo di crisi terribile, mantenendo solide le loro imprese e continuando a sostenere l'economia. In questo senso sono sicuramente “forti”.

Il gotha della finanza è un mondo che appare chiuso, una sorta di sancta sanctorum di pochi privilegiati che tendono a perpetuare il loro potere nominandosi a vicenda. Alla stregua di quel che avviene nei premi letterari.
E’ così?

“Io credo che, tranne il mio caso di cui ovviamente non voglio  parlare, per arrivare a questi incarichi occorra un percorso così complesso che la selezione diventa naturale. Per me, che li conosco bene, questi personaggi sono il massimo che il mercato può offrire. Non dimentichiamo che le banche sono tutte in concorrenza tra di loro per cui i migliori restano sul campo anche per molti anni perché non è facile sostituirli”.

Lei si sente parte e, in quale misura, di questo mondo pur arrivando da una provincia di confine qual è Cuneo?

“Conosco bene i miei limiti. Ho avuto la fortuna di far parte di questo ambiente ma cerco di restarci in punta di piedi. Per me l'Abi e l'Acri sono luoghi dove ascoltare molto e parlare poco. Un mondo che non avrei mai pensato di frequentare ne' di farne parte”.

E’ vero che l’Italia non ha più sovranità finanziaria e qualsiasi decisione è ormai in capo alla BCE?

“Oggi le decisioni più importanti vengono prese in Europa: BCE, Commissione e Parlamento Europeo.Di questa realtà dovremmo tener conto quando mandiamo i nostri rappresentanti. L'epoca dei cantanti e dei giocatori è finita”.

GpT

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