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Cronaca | 08 gennaio 2018, 15:01

Savigliano, processo per l’anziana ereditiera lasciata in stato di abbandono, la testimonianza della donna che segnalò la situazione: “Era in uno stato pietoso”

Imputati sono due saviglianesi conoscenti della vedova e l’ex badante

Savigliano, processo per l’anziana ereditiera lasciata in stato di abbandono, la testimonianza della donna che segnalò la situazione: “Era in uno stato pietoso”

Le era stato affidato il compito di pulire casa, ma la situazione che le si era presentata era tale da farla stare “malissimo”. Questa mattina nel processo che si sta celebrando a Cuneo contro i saviglianesi B.V, geometra amministratore di fatto del patrimonio della donna (con i legali Chiaffredo Peirone e Corrado Sogno), A.R., (difesa dall’avvocato Enrico Gallo), accusati dei reati di appropriazione indebita, abbandono di persona incapace e maltrattamenti, coimputata anche la ex badante di origine straniera S.L., difesa dall’avvocato Davide Ambrassa, per gli stessi reati, tranne che per l’appropriazione indebita, ha testimoniato la donna che ai primi di settembre 2015 era stata incaricata da A.R. per le pulizie: “Mi disse che se fosse capitato qualcosa all’anziana li avrebbero arrestati tutti”.

L’anziana era Maria Adelaide Giusiana, saviglianese, vedova dell’industriale della birra Faramia: “Trovai la signora nuda nel letto bagnato, le unghie lunghissime e attorcigliate, la pelle ricoperta come da squame. Non aveva neppure della carta per pulirsi, usava il lenzuolo. Era magrissima, pertanto la sollevai con facilità e la misi su una sedie a rotelle per portarla fino al bagno. Riuscii a lavarle solo il viso, lei mi guardò come se fosse sollevata. Mi fece una pena infinita”. La donna scattò foto e fece un video, e appena si trovò da sola chiamò l’Ufficio di igiene, poi pensò di avvertire Adonella Fiorito, presidentessa dell’associazione «Mai+sole», che nel processo si è costituita parte civile (con l’avvocato Silvia Calzolaro di Asti), che allertò la Polizia municipale. “Tutte le imposte erano chiuse, non c’erano né tv né radio, la camera da letto era talmente sporca da non riuscire a pulirla”, ha continuato la testimone. L’anziana vedova fu portata prima in Pronto soccorso e di lì ricoverata in una casa di riposo, dove morì dopo alcune settimane a 99 anni.

Per l’accusa gli imputati si sarebbero appropriati di denaro, beni di valore, ori, gioielli appartenuti alla pensionata, che era “notoriamente ricca”, senza parenti prossimi (l’unico figlio era morto in un incidente aereo). E che fino a poco tempo prima era autonoma, come hanno raccontato altri testimoni della pm Carla Longo. Almeno fino al 2009, godeva di una discreta salute: “La visitai circa cinque volte fino al 2014, era molto magra ma non soffriva di particolari patologie”, ha riferito il medico di base. “Non prendeva farmaci e lei diceva che stava bene”. In che stato si aveva trovato l’appartamento? “Notai che era un po’ polveroso e in disordine, ma ho visto situazioni peggiori”.

I vicini di casa avevano già segnalato all’amministratore che un odore acre proveniva dall’appartamento della vedova, nel 2010: “Mi aprì il padre della signora A.R.. La stanza dove si trovava l’anziana era al buio, in disordine, ma nulla in particolare”. In seguito qualcuno avrebbe fatto pulizie nell’appartamento, i vicini vedevano L.S. per le scale di casa in piazza Sperino. L’amministratore visitò Maria Adelaide Giusiana altre due volte, nel 2012 e nel 2015, trovandola sempre a letto, vestita con una camicia da notte, capelli lunghi, ma “non con altri segni d’incuria”.

Il processo continua con altri testimoni.

Monica Bruna

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