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Al Direttore | venerdì 12 gennaio 2018, 19:33

Astra: "La viabilità cuneese sempre ai margini, non giocate con la nostra provincia"

Riceviamo e pubblichiamo

La viabilità in provincia di Cuneo è come un cubo di Rubik, quando pare di essere riusciti a comporre una faccia, e si inizia a combinare adeguatamente quella successiva, i pezzi di quella precedente si disallineano e scombinano nuovamente senza mai trovare una soluzione.

Colli, valichi, tunnel, ponti, tangenziali, autostrade, l’algoritmo per portare a termine il rompicapo non sembra ancora svelato e gli strati del cubo della viabilità si disorientano ad ogni singola rotazione.

E’ sufficiente una nevicata, un intoppo amministrativo, un muro traballante, un divieto improvvisato, un avvicendamento politico, o l’interesse di una parte, per bloccare o mandare tutto all’aria.

Molto spesso ognuno fa la sua parte, oppure non la fa affatto.

Di viabilità si parla, e non solo di quella dei veicoli pesanti, che lo ricordiamo, altro non fanno che il loro mestiere: trasportare le merci delle nostre imprese, che danno lavoro alle nostre famiglie e che riforniscono i supermercati o i negozi dove compriamo la mozzarella campana, le mele del trentino, l’abbigliamento e il cellulare nuovo.

La nostra provincia fa sempre più difficoltà ad uscire dal guscio, ed è un vero peccato, perché la posizione nevralgica che ci è propria, letteralmente tra le montagne e il mare, induce ad un commercio doveroso ed ad un turismo necessario.

Alcune fra le più grandi imprese a livello nazionale si stabiliscono proprio sulla terra della nostra provincia, che è tra le più produttive d’Italia e che è votata all’esportazione nella vicina Francia, ma non solo. Eppure le vie di comunicazione risultano monche, assenti, indefinite, intermittenti.

Prendiamo ad esempio il tunnel di Tenda, un anno fa potevamo affermare con un briciolo di speranzoso orgoglio che i lavori avanzavano celermente e che finalmente si cominciava a vedere uno spiraglio di luce. Poi il sequestro del cantiere, la messa in sicurezza del muro lungo i tornanti francesi da parte del Dipartimento e, in autunno, la limitazione ai veicoli pesanti. Una concatenazione di eventi, che ha di fatto chiuso per alcuni e disincentivato per altri, l’accesso ad un valico internazionale. A

ltro passo strategico, il colle della Maddalena, conta ad oggi, complici le nevicate ingenti ma gestibili, considerato anche che siamo nel 2018 d.C., ben 48 giorni di chiusura (dallo scorso ottobre). Proseguono gli allarmi meteo, si rimandano gli interventi strutturali (i tanto acclamati paravalanghe) diminuisce la voglia di collaborare dei “cugini francesi” che per la prima volta nella storia decidono di imporre ai veicoli superiori alle 19 tonnellate chiusure dedicate, ed ecco che si rimane fermi. Un immobilismo a metà diciamo, perché volendo effettivamente si allunga il tragitto, macinando più chilometri, inquinando maggiormente e pagando di più. Il consueto e puntuale prezzo da pagare, che si riversa inevitabilmente sempre su chi il trasporto lo effettua, ma che non incide sul consumatore finale, che se no forse un sindaco prima di istituire un divieto ai tir ci penserebbe su due volte.

Ma le preoccupazioni non riguardano solo le montagne, ci sono vie che portano altrove, le provinciali che diventano crateri al primo acquazzone, ponti che crollano e tangenziali che si trasformano in strade a “bassa velocità”, per di più le sole autovetture.

Paradossi che si spingono fino alla triste immagine dell’autostrada incompiuta, che qui sopra esprime il volto della nostra frastornata provincia. Le notizie delle ultime settimane sull’A33 appaiono incoraggianti, ma anche in tal caso i rinvii, le speranze e le illusioni si sono ricorse per troppo tempo.

Quando ci stancheremo di aspettare?

Quando la Granda riuscirà ad avere finalmente quel che si merita?

Ad oggi nessuna faccia del cubo di Rubik è completa. Questo però non è un gioco, è la nostra provincia.  

Giacomo Rinaudo
AstraCuneo  

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