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Cronaca | 16 gennaio 2018, 18:15

Fossano, anziana avrebbe elargito denaro alla donna che le faceva da badante: in tre accusati di circonvenzione d’incapace

Per il pm prelevamenti anomali sul conto della presunta vittima, che aveva nominato erede una degli imputati

Fossano, anziana avrebbe elargito denaro alla donna che le faceva da badante: in tre accusati di circonvenzione d’incapace

Furono elargizioni spontanee per aiutare persone in difficoltà economiche, o si trattò di circonvenzione d’incapace? E’ quanto dovrà stabilire il giudice nel processo contro tre persone, due di origine albanesi e una italiana.

In tribunale sono stati ascoltati i testimoni del pm Alessandro Borgotallo. La presunta vittima sarebbe un’anziana pensionata fossanese, senza parenti prossimi, piuttosto conosciuta per la sua precedente attività lavorativa in ospedale. La donna è deceduta a fine febbraio 2014 a 87 anni, circa un mese dopo l’interessamento da parte della Procura al suo caso.

I carabinieri della stazione di Fossano avevano iniziato le indagini dopo alcune segnalazioni ricevute da fonti confidenziali. Che riferivano di una serie di prelevamenti anomali effettuati sul conto dell’anziana a favore di una degli imputati, che prestava servizio come badante presso la casa della pensionata, ma senza un regolare contratto di lavoro. In tutto 20 mila euro, ritirati nel giro di pochi mesi nel 2013. Oltre a ciò, era spuntato fuori anche un testamento olografo, depositato presso uno studio notarile, che nominava erede la stessa donna albanese.

Il perito nominato dal pm ha dichiarato che l’anziana, persona “schiva ma estremamente sensibile ai bisogni altrui”, che non aveva potuto visitare, già da alcuni anni era affetta da un decadimento cognitivo e assumeva farmaci in aiuto della memoria. Il medico curante ha riferito che nell’ultimo periodo era costretta a letto: “Era la signora albanese a chiamarmi quando vedeva che non stava bene. Quando la visitavo non ho avuto sensazione che potesse essere circonvenibile, ma era molto riservata e parlava poco”.

Una cugina acquisita, sentita come testimone, ha riferito di aver avuto la delega ad operare sul conto della pensionata fino all’agosto 2013: “Improvvisamente mi tolse la firma senza avvisarmi, la cosa mi fece arrabbiare. Prima mi chiedeva di prelevare per dare soldi alla badante perché aveva bisogno, ma sovente mi rifiutavo”.

Al caso si interessarono anche i servizi sociali, su richiesta dei carabinieri. Le assistenti fecero visita alla pensionata circa un mese prima del suo decesso, trovando in casa anche la badante e la nuora. Lo stato dell’abitazione era in condizioni “non perfette, un po’ trascurata, ma senza criticità igieniche”. L’anziana si trovava a letto: “Era un po’ infastidita dalla nostra presenza, soprattutto dopo che le dicemmo che non potevano più esserci prelievi se non con la nostra assistenza”.

Il processo continua con gli ultimi testimoni, a seguire la sentenza.

Monica Bruna

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