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Attualità | venerdì 19 gennaio 2018, 17:17

Cala la fiducia degli imprenditori cuneesi sull'occupazione in vista del 2018: favorevoli le previsioni sugli ordini, tiene l'export (VIDEO)

Prese in esame 300 imprese associate a Confindustria per "mappare" gli umori e le previsioni delle imprese cuneesi per il primo trimestre del 2018. In leggero aumento il dato sulla Cig dettato anche dalla crisi della Burgo di Verzuolo

Presentata l’indagine di previsione per il primo trimestre 2018, realizzata da Confindustria Cuneo nel mese di dicembre su un campione di circa 300 imprese associate, evidenzia un raffreddamento del clima di fiducia.

INTERVISTA AL PRESIDENTE MAURO GOLA

VIDEO DI DANIELE CAPONNETTO

Nel comparto manifatturiero le previsioni sugli ordini restano favorevoli, ma il saldo ottimisti-pessimisti peggiora rispetto a settembre, trascinando verso il basso le aspettative sulla produzione che frenano in modo marcato. Tiene l’export. Si indebolisce anche la fiducia sull’occupazione, mentre la cassa integrazione subisce un leggero aumento.

Le 200 aziende manifatturiere prese in esame sugli ordini cedono rispetto a settembre (da +11,7% a +1,2%) e di conseguenza le previsioni sulla produzione (da +14,9% a -0,6%).

Si assesta il clima di opinione sull’export (da +13% a +9%). Calano le previsioni sull’occupazione, saldo ottimisti-pessimisti dello 0,6% (6,6% a settembre). Il 10,1% delle aziende prevede un rafforzamento dell’organico a fronte del 9,6% che prospetta un ridimensionamento. Aumenta il numero di imprese manifatturiere che intendono fare ricorso alla CIG (dal 7,1% al 12,6%). Dato che risente della “questione Burgo” che vedrà in questi primi mesi del 2018 il ricorso alla Cassa Integrazione per 190 lavoratori.

Si assestano gli investimenti: le imprese con programmi di investimento di un certo impegno: il 23% a fronte del 28,1% dello scorso trimestre. Il 47,2% ha in programma investimenti marginali.

Varia di poco la composizione del carnet ordini: il 18,5% delle aziende ha ordini per meno di un mese; il 48,6% ha ordinativi per un periodo di 1-3 mesi; il 18,5% per 3-6 mesi; il 14,5% per oltre 6 mesi. Stabili a 79 giorni i tempi medi di pagamento; scendono da 96 a 90 giorni per la pubblica amministrazione. È fornitore degli enti pubblici circa un terzo del campione.

Tornano negative le condizioni di redditività (da 1,5% a -3,4%). Le aziende manifatturiere che segnalano ritardi negli incassi sono il 29,9%.

A livello settoriale sono soprattutto le imprese metalmeccaniche ad esprimere valutazioni favorevoli, (17,5% produzione, 22,2% ordini, 26,9% export, 12,3% occupazione). Segna un certo “raffreddamento” il comparto alimentare (export +12,5%, livello di indifferenza su produzione, ordini e occupazione). Cala il reparto chimica e gomma-plastica (ordini -7,1%, livelli produttivi -14,3%, export +7,1%, occupazione -14,3%). Si arresta il parziale recupero del comparto edilizia ed affini (produzione -14,6%, nuovi ordini al -14,9%, export -31,6%, occupazione -10,4%). In forte calo il cartario-grafico (produzione -27,3%, ordini -20%, si azzera l’export, occupazione +9,1%).

Le circa 80 aziende dei servizi  del campione esprimono valutazioni in linea con la rilevazione di settembre sulle prospettive per il primo trimestre 2018.

Il saldo ottimisti-pessimisti sui livelli di attività cede 3 punti percentuali ma si mantiene elevato (da +16,2% a +13,1%). Ordini 8,3% e il 15% delle aziende ha ordini per meno di un mese; il 38,3% ha ordinativi per un periodo di 1-3 mesi; il 13,3% per 3-6 mesi e il 33,3% per oltre 6 mesi. Le prospettive di variazione della redditività sono pari all’1,6%.

Andamento positivo per tasso di utilizzo delle risorse aziendali (82,4%) e programmi di investimento di un certo rilievo (27,4%).

La percentuale di aziende che segnala ritardi negli incassi pattuiti è pari al 30,6%. In calo i tempi di pagamento: in media 60 giorni; 94 per le transazioni con la pubblica amministrazione.Le prospettive sull’occupazione si mantengono positive, ma evidenziano un calo deciso rispetto a settembre (dall’11,8% all’1,6%); solo l’1,7% delle aziende di servizi dichiara di dover fare ricorso alla CIG nel trimestre in esame.

A livello settoriale, si confermano espansive le attese nel terziario innovativo: +14,3% per i nuovi ordini e +19% per il livello di attività. Il saldo relativo all’occupazione è pari al 9,1% e nessuna azienda ritiene di dover fare ricorso alla CIG. Elevato il tasso di utilizzo delle risorse (90,8%).

Non così dissimile il sentiment tra le aziende dei servizi commerciali e turistici dove le attese su ordini e livelli di attività sono rispettivamente il 37,5% a 42,9%. Il saldo sull’occupazione sale a +25% mentre il ricorso alla CIG è escluso da tutte le aziende del settore. Il tasso di utilizzo delle risorse è pari a 85,7%. Si consolida il clima di fiducia delle imprese delle utilities: il saldo raggiunge il 50% sui nuovi ordini e il 40% livelli di attività. Il tasso di utilizzo delle risorse è pari a 86,3%. Nessuna azienda dichiara di dover utilizzare la CIG, mentre il saldo sull’occupazione è pari a zero.

Più sfavorevoli le attese delle imprese dei trasporti e logistica. Il saldo passa a -11,1% sui livelli di attività e -22,2% sui nuovi ordini; le previsioni sull’occupazione sono pari a -11,1%. Nessuna azienda ritiene di dover fare ricorso alla CIG. Il tasso di utilizzo delle risorse aziendali è pari all’85,7%.

In linea con quanto rilevato nei trasporti, per le imprese servizi vari il saldo sui livelli di attività si azzera scontando il calo delle previsioni sui livelli produttivi (-5,6%). In calo le aspettative sull’occupazione -10,5%; il 5,9% delle aziende intende ricorrere alla CIG. Il tasso di utilizzo delle risorse aziendali cede quasi 12 punti percentuali e si attesta al 67,9%.

redazione

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