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Al Direttore | 22 gennaio 2018, 18:50

Anna Mantini: "Lo sfregio a Clara Petacci e il silenzio tardivo delle "progressiste" legittimano la violenza contro le donne"

Riceviamo e pubblichiamo

Anna Mantini

Anna Mantini

Gentile Direttore,

confesso di avere atteso qualche giorno prima di intervenire, perché volevo verificare la eventualità di una qualche manifestazione, anche pallida, di sdegno da parte dei vari movimenti progressisti e femministi di fronte alla vergognosa battuta pronunciata da un sedicente "comico" - "rosso" nell'idea ma non nel portafoglio (come sempre avviene in questi casi) - contro la memoria di una donna, Claretta Petacci, nei confronti della quale sembrava essere stata raggiunta una convergenza di opinioni, anche autorevoli e bipartisan, sulla constatazione della fine barbara e atroce cui venne sottoposta.

A parte la timidissima presa di posizione fuori tempo della presidente Boldrini a favore della dignità della Petacci - perché in tutta evidenza le donne fatte oggetto di aggressioni fisiche e verbali non sono tutte "libere e uguali" fra loro, qualcuna è meno uguale di altre - si deve parlare ancora una volta di ennesima occasione perduta per confermare gli intenti, sempre espressi a parole, ma altrettanto smentiti nei fatti, di pacificazione storica e sociale.

Sempre lontanissimi, e ahinoi non più raggiungibili, i tempi nei quali il reciproco rispetto si manifestava in comportamenti spontanei e non richiesti da nessuno: basti ricordare il commosso omaggio del Segretario MSI Giorgio Almirante al feretro del compianto Segretario PCI Enrico Berlinguer, nel 1984, o l'invito, dodici anni dopo, dell'allora neoeletto Presidente della Camera Luciano Violante (ex PCI PDS DS) a una pacificazione, o quanto meno a una comprensione storica, che riconoscesse, in maniera serena, le ragioni e i lutti "dei ragazzi e delle ragazze di Salò".

Esattamente lo stesso concetto alla base ribadito dalla scrittore, di estrazione di sinistra, Gianpaolo Pansa nel suo bellissimo e toccante saggio storico dal titolo "La guerra dei Vinti", nel quale veniva rappresentati i crimini compiuti da alcuni partigiani, a Liberazione oramai avvenuta nel 1945, non solo verso fascisti veri o presunti ma anche contro antifascisti di ideologia diversa da quella comunista. Così come non va dimenticato il pensiero che un Grande Presidente della Repubblica come Sandro Pertini, Socialista e fra i protagonisti di quella fase storica, ebbe a dire a proposito proprio di Claretta Petacci "colpevole solo di amare un uomo" e di averne voluto condividere la fine: e come tale viene rappresentata, e doverosamente rivalutata, nel film "Mussolini ultimo atto" del regista partigiano Carlo Lizzani, consapevole probabilmente delle atrocità che Claretta ebbe a subire per il proprio atto di incondizionato amore.

Fatte tutte queste premesse, è molto triste dover rievocare tutto questo, tutti gli appelli venuti anche da autorevoli esponenti del centrosinistra della prima e della seconda Repubblica, e scoprire che l'odio ideologico alla fine è prevalente su tutto e su tutti.

Certo, da questo punto di vista la campagna elettorale inizia sotto gli auspici peggiori, anche considerato il fragoroso silenzio delle "pasionarie" di PD e Movimento 5 Stelle, e della varie associazioni di "progresso", che si turano naso e orecchie e fanno finta di non aver sentito.

Perché è negando la gravità di certe indegne battute che si inizia a legittimare la violenza contro la donna, che trae inizio proprio da una qualche iniziale minimizzazione, salvo poi mostrarsi tutte indignate di fronte all'ennesima violenza o stupro compiuto da qualche "compagno o migrante che sbaglia".

Grazie,

Anna Mantini

Al Direttore

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