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Cronaca | 22 gennaio 2018, 15:43

Saluzzo, operaio morì folgorato in un cantiere in centro città: il datore di lavoro condannato a 8 mesi per omicidio colposo

L'infortunio avvenne nell'ottobre 2010, la vittima era un trentasettenne di origine albanese. Il titolare della ditta dovrà pagare oltre 600mila euro di risarcimento

Saluzzo, operaio morì folgorato in un cantiere in centro città: il datore di lavoro condannato a 8 mesi per omicidio colposo

E.X., operaio di origine albanese trentasettenne, morì sul colpo, fulminato, il 27 ottobre 2010, mentre stava applicando una protezione ad un cavo elettrico ad alta tensione con altri due colleghi presso un cantiere nel centro di Saluzzo, in via Griselda.

O.C., titolare di una ditta edile con sede a Cantalupa, nel Torinese, è stato condannato a 8 mesi di reclusione (pena sospesa) per omicidio colposo dal tribunale di Cuneo. Dovrà inoltre pagare 628.870 mila euro, somma anticipata a titolo di risarcimento per la vittima dall’INAIL, costituita parte civile.

Gli operai stavano completando i lavori in uno scavo profondo due metri per il basamento di una gru. Committente era una immobiliare che aveva appaltato agli imputati interventi di ristrutturazione di un ex convento. Un lavoro che, secondo la Procura, E.X. non avrebbe dovuto fare, non essendo un operaio elettrico specializzato. Al titolare infatti era stato contestato di non aver verificato le condizioni di sicurezza dei lavori e di aver impiegato propri dipendenti in prossimità di una linea elettrica, senza valutare il rischio elettrico.

Come aveva infatti spiegato il tecnico dello Spresal: “Nei cantieri urbani come quello, quando ci sono cavi ad alta tensione, deve essere il personale specializzato ad operare. Inoltre occorre che siano preliminarmente interpellati tutti i gestori dei servizi, del gas e dell'energia elettrica. E in ogni caso, quando si trovano dei cavi elettrici, bisogna sospendere i lavori e allontanare le persone”. La vittima avrebbe utilizzato tenaglie di ferro e guanti non adatti: “In questi casi è obbligo l'utilizzo di speciali guanti in lattice e tenaglie protette. Lui non era attrezzato adeguatamente”.

Uno dei colleghi della vittima, presenti al momento dell'infortunio, sentito come testimone aveva detto che non sapevano si trattasse di un cavo ad alta tensione: “Altrimenti non avremmo fatto quel lavoro. Ci dissero soltanto di sfilare quel tubo. Avevo visto E.X. irrigidirsi e cadere svenuto. Capii solo dopo cosa poteva essere successo”.

Secondo la difesa, che aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato, si sarebbe invece trattato di una tragica fatalità. Il cavo interrato da decenni, sarebbe esploso a causa di una anomalia nell’erogazione della corrente elettrica.

Monica Bruna

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