/ Eventi

Eventi | 22 gennaio 2018, 12:27

Doppio cognome: la legge non c’è ancora, ma Fossano ci crede

Convegno con Vladimiro Zagrebelsky per fare il punto sulla normativa

Doppio cognome: la legge non c’è ancora, ma Fossano ci crede

In Italia i bambini hanno il cognome del padre. Questo è ciò che prevede la normativa, ancora in ritardo sia rispetto alle sentenze della Corte Costituzionale, che della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha giudicato la possibilità di attribuire ai figli il cognome materno un diritto: «se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne» si legge nella sentenza.

Si è affrontato l’argomento a Fossano venerdì 19 gennaio in Sala Rossa insieme a Vladimiro Zagrebelsky, già giudice della Corte Europea dei Diritti Umani e ora direttore del Laboratorio sui Diritti Fondamentale di Torino e ad Alice Margaria, ricercatrice di diritto di famiglia e diritti umani all’Istituto Max Planck di Antropologia Sociale ad Halle, in Germania, ed esperta di studi di Genere. Insieme a loro sono intervenute la presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Fossano Marina Mana, l’assessora alle Pari Opportunità Cristina Ballario, ma soprattutto la scrittrice Laura Avalle e il sindaco di Fossano Davide Sordella, genitori di Deva nata lo scorso 8 marzo e prima cittadina fossanese ad aver avuto il doppio cognome fin dalla nascita.

Esperienze diverse in Italia, e anche nella comunità fossanese come raccontato da Sordella: “Quando Laura mi ha chiesto di dare a nostra figlia il cognome di entrambi, mi è sembrata la cosa più giusta da fare. Mi sono recato all’anagrafe in ospedale e mi è stato risposto che nonostante la sentenza della Corte Costituzionale, non era possibile farlo. Mi sono dunque consultato con il Segretario Comunale Nardi che ha rintracciato le circolari che ne prevedevano l’attuazione. È stato necessario fare una modifica informatica, predisporre la modulistica, ma è stato tutto sommato facile da attuare. Il fatto che in molti posti si dica che non è possibile fa pensare che in realtà non si voglia dare il doppio cognome”.

Diversa l’esperienza di Alice Margaria, mamma di Aida Lucia, nata dopo la sentenza della Corte Costituzionale, ma prima delle circolari attuative. Per lei e il compagno dare il cognome materno alla bambina è stato un lunghissimo iter di pratiche per arrivare a modificare il cognome, paterno, avuto alla nascita, unendo quello materno.

Un fatto culturale, educativo, forse anche di abitudini, che si scontra con i principi fondamentali del Titolo I della Costituzione, che prevede chiaramente l’uguaglianza di genere.

Perché, dunque, il Parlamento non ha mai legiferato in materia di doppio cognome? Lo ha Vladimiro Zagrebelsky: “Le sentenze preparano il terreno al legislatore che proprio grazie alle sentenze riesce a formulare una legge che tenga conto del maggior numero possibile di variabili”. Quando il legislatore legifererà, lo farà tenendo già conto dell’esigenza di prevedere un ordine per i cognomi, di non consentirne il proliferare esponenziale, di intervenire qualora i genitori non fossero in grado di stabilire in autonomia il cognome dei figli”.

È dunque tecnicamente possibile, oggi in Italia, dare al proprio figlio il doppio cognome, ma questo non è previsto per legge. “In previsione di questo incontro ho sentito i nostri Parlamentari per capire cosa sia successo in Parlamento dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Particolarmente illuminante quanto mi ha riportato una Senatrice che era anche in commissione. La proposta era quella di prevedere il doppio cognome, lasciando ai genitori la scelta dell’ordine. Qualora i genitori non fossero in accordo, utilizzare l’ordine alfabetico. Quando ho cercato di capire dove si fosse arenata la discussione la risposta è stata che in realtà le posizioni erano così distanti da rendere impossibile anche solo iniziare una discussione. Dall’altro lato, infatti, la posizione era nettamente contraria al doppio cognome in qualsiasi forma”.

Appare dunque chiaro che è tecnicamente possibile assegnare il doppio cognome al figlio, ma è ancora una concessione che l’uomo fa alla donna e non un diritto chiaramente disciplinato.

Agata Pagani

Ti potrebbero interessare anche:

Загрузка...
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium