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Sanità | 23 gennaio 2018, 13:03

Saluzzo: partite le verifiche dell’OMS per la certificazione dell’Emergency Medical Team della Maxiemergenza regionale

Il direttore della struttura complessa Mario Raviolo ha accolto la delegazione che sino a domani valuterà aspetti logistici e protocolli. Entro 9 mesi le verifiche finali che permetteranno al modulo sanitario della “Maxi” di intervenire in tutto il mondo

Le immagini scattate questa mattina a Saluzzo

Le immagini scattate questa mattina a Saluzzo

Si è aperta questa mattina (martedì) la “due giorni” della delegazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a Saluzzo, volta a certificare l’Emergency Medical Team della Maxiemergenza regionale.

Nella sala archivio dell’ospedale cittadino Mario Raviolo, direttore della struttura complessa della “Maxi”, Kobi Peleg, professore di “Disaster Management” all’Università di Tel-Aviv, Flavio Salio, referente del percorso EMT per l’OMS e Luca Ragazzoni, ricercatore dell’Università del Piemonte orientale specializzato in medicina dei disastri, hanno illustrato il percorso intrapreso ormai due anni fa e che ha condotto alla visita della delegazione OMS.

Assenti, invece, i rappresentanti delle istituzioni locali, sia comunali che regionali.

In questa fase l’Organizzazione Mondiale della Sanità valuterà attentamente sia gli aspetti logistici che i protocolli, per poi formulare alcune osservazioni: “Contiamo – ha detto il dottor Raviolo – di ottenere la certificazione entro dicembre 2018 ed essere così il primo ‘Emergency Medical Team di tipo 2 in tutta Italia e poter intervenire il tutto il mondo”.

Essere un EMT di tipo 2 significa garantire un’operatività del modulo sanitario per un mese, con 20 posti di degenza, ed essere in grado si svolgere 7 interventi di chirurgia maggiore ogni 24 ore. In più, si dovrà essere totalmente autosufficienti: “Un traguardo – ha spiegato Raviolo – che abbiamo raggiunto 20 giorni fa e che ci permette di essere autonomi anche su servizi igienici, pasti per operatori e pazienti, incenerimento dei rifiuti e potabilizzazione dell’acqua”.

L’EMT – ha detto Flavio Salio – in Piemonte sta progredendo: si tratta di un processo che nasce su base volontaria, e che nel giro di 6 o 9 mesi porterà alla verifica finale degli standard internazionali”.

Uno sforzo, come ha ricordato Raviolo, “non solo in termini di fatica, ma anche dal punto di vista economico, e per questo ringrazio l’Asl Cn1 e la Regione Piemonte per averci supportato, oltre alla mia squadra che ha lavorato tanto per arrivare a questo risultato”.

Ringraziamenti ricambiati anche dal direttore generale della Cn1, Francesco Magni, che ha parlato dell’EMT come dell’“unica struttura a livello italiano a richiedere la certificazione di tipo 2, affacciandosi quindi sul panorama mondiale”.

Siamo di fronte – ha aggiunto Luca Ragazzoni – ad un’eccellenza di livello nazionale e mondiale, ed io sono onorato di sedere a questo tavolo. Sarà un piacere per noi supportare Mario (Raviolo: ndr) ed il team per migliorarci sempre di più”.

In conclusione, Raviolo ha ricordato come il processo, nato due anni fa non sia “partito per ambizione personale. L’unica motivazione che ci ha spinto – ha rimarcato - è stata quella di veder riconosciuti standard di qualità elevati, dal momento che quando andremo in giro per il mondo dovremo salvare delle vite.

Lavorare in missione non è come lavorare in ospedale”.

Il direttore della Maxiemergenza regionale ha poi rivolto un pensiero ai colleghi del Magem David Adom, la società nazionale di Croce rossa dello Stato di Israele: da tempo fra i due enti è in piedi una collaborazione che, a settembre del 2016, era sfociata anche in un congresso Italo-Israeliano ospitato proprio a Saluzzo.

Con loro – ha detto Raviolo – approfondiamo anche la risposta alle emergenze terroristiche: un aspetto che in Italia non sembra interessare, ma non vogliamo trovarci impreparati di fronte ad un’eventualità del genere.

Penso e sostengo che l’organizzazione dell’emergenza sanitaria può ancora fare dei salti in avanti, ma serve l’impegno umile di tutti per migliorare un modello che ha bisogno di rinnovamento”.

Le conclusioni sono state invece affidate a Kobi Peleg: “Dopo il terremoto ad Haiti – ha illustrato – si è capito che la risposta sanitaria non aveva funzionato. Abbiamo quindi notato la necessità di andare in un’altra direzione ed abbiamo lanciato, a luglio 2015, il progetto ‘EMT’ dell’OMS, iniziando le prime verifiche a gennaio 2016”.

La mattinata è poi proseguita presso la centrale operativa dell’emergenza sanitaria, dove trovano posto il magazzino ed i container contenenti il materiale necessario per allestire il Posto Medico Avanzato con unità chirurgica della Regione Piemonte.

Di oggi verrà ancora visitato il polo logistico della Protezione civile di Fossano, mentre domani ci si concentrerà sulla parte documentale.

Nicolò Bertola

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