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Cronaca | 24 gennaio 2018, 14:40

Ditta di Centallo fallita nel 2012, in tre a processo per bancarotta fraudolenta

Per l’accusa si tratterebbe di una società fittizia che emetteva false fatture

Foto di repertorio

Foto di repertorio

La “Rottami ferrosi srl”, con sede a Centallo, fu dichiarata fallita nel gennaio 2012. Commerciava materiali siderurgici ma, secondo il pm Pier Attilio Stea, si sarebbe trattato di una società “cartiera”, una scatola vuota che emetteva fatture per operazioni inesistenti al fine di evadere l’Iva.

L’amministratrice di fatto G.A. ha già patteggiato la pena. La donna, con un basso livello d’istruzione e che non sarebbe stata in grado di gestire un’azienda, era di fatto la prestanome che operava sui conti della società. Oggi in tribunale erano a processo A.M., il responsabile commerciale, S.S., che era subentrato alla G.A. come rappresentante legale nel 2007 e M.T., commercialista che teneva la contabilità della società. L’accusa è di bancarotta fraudolenta distrattiva documentale.

Nel 2007 gli uomini della Guardia di Finanza di Fossano effettuarono una verifica fiscale presso la sede della società a Centallo presso l’abitazione di G.A., dove furono reperite soltanto alcune fatture. Le scritture contabili erano infatti custodite nello studio del commercialista M.T..

I finanzieri ricostruirono i movimenti societari. Le stesse partite di merci partivano da alcune aziende torinesi per finire in Slovenia, poi tornavano in Italia per essere rivendute dalla “Rottami ferrosi”, che non avrebbe mai versato l’Iva. Secondo il funzionario dell’Agenzia delle Entrate, sentito come testimone, l’evasione Iva ammonterebbe a 230 mila euro.

Delegata ad operare sui conti societari era la G.A. che, come riferito da alcuni impiegati, si recava agli portelli di Cuneo della banca accompagnata da un signore. Per gli inquirenti si sarebbe trattato del convivente. 89 mila euro furono prelevati in contanti, senza giustificativi nella contabilità della azienda.

Il curatore fallimentare ha riferito che la “Rottami ferrosi”, all’epoca della procedura non risultava aver in corso alcun tipo di attività, ma per Equitalia c’era un passivo di 759 mila euro.

Il processo è stato rinviato a giugno. In quella data è stata citata anche l’ex amministratrice G.A., che risulta irreperibile.

Monica Bruna

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