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Scuole e corsi | venerdì 09 febbraio 2018, 18:30

Mondovì: un successo l'incontro al Baretti con Alessandra Faiella e Marina Massironi

Al centro dell'appuntamento di mercoledì 7 febbraio la figura dell'attore e le difficoltà della carriera

Foto alexphotography.it

Alessandra Faiella e Marina Massironi, autentiche regine del palco, con sensibilità, grazia e disponibilità hanno condotto, mercoledì 7 febbraio, i giovani studenti dei laboratori teatrali monregalesi, intervenuti in orario pomeridiano al Baretti di Mondovì, alla scoperta dell’affascinante universo dell’attore.

Il “Fuggite sciocchi” perentoriamente proferito da un Gandalf preoccupato per le sorti della ‘Compagnia dell’anello’ nei pressi del ponte di Khazad-dum, potrebbe ben adattarsi anche a coloro che vogliano intraprendere questo arduo cammino. In due ore, piacevolmente trascorse a confrontarsi sul lavoro da attore, si sono sviscerati  temi importanti anche per altri aspetti professionali della vita.

Che cosa è che spinge una persona a far teatro, a rinunciare a quotidianità e consuetudini, a rimettersi costantemente al giudizio degli altri, a dare sempre il massimo, anche quando si incappa in momenti di delusione e battute di arresto? Senz’altro, il primo propulsore è la passione che si traduce in vocazione, ma pure in sperimentazione e conquista della voglia di recitare. Altro punto fondamentale è la fiducia nei propri mezzi, che scaturisce da una conoscenza tecnica adeguata e tale da illuminare il percorso emotivo di uno spettacolo.

Il lavoro dell’attore non può pertanto non prendere atto di questi due aspetti simbiotici: la tecnica, ovvero la capacità di trovare punti di  contatto tra personaggio e  persona, e l’espressività, cioè la parte emotiva che sapientemente bilanciata offre alla platea una gamma di molteplici  sfumature. Fare l’attore è si molto difficile, ma allo stesso tempo estremamente affascinante; per sua natura, ogni esibizione è unica e differente come pure diversi sono i rimandi offerti da un pubblico mai uguale.

La preparazione del personaggio avviene effettivamente attraverso  la fisicità e la ricerca interiore,  ma non può trascurare la costruzione di relazioni sociali. Lo sbaglio tipico dell’immaturità è proprio quello di credere di bastare a se stessi: in tutti gli aspetti, soprattutto nella carriera teatrale, è fondamentale avere una squadra di colleghi e collaboratori coesa, unita ed affiatata. Un buon attore vive costantemente nello stimolo, mantenendo vivo la scintilla del ‘sacro fuoco’ che lo porta a recitare. Un buon attore, per poter continuare a calcare le scene a lungo, deve altresì possedere equilibrio, determinazione, intraprendenza, elasticità mentale ed onestà intellettuale.

Perché se è giusto provare e riprovare senza lasciarsi scoraggiare dagli insuccessi, è altrettanto sacrosanto capire quando è giunto il momento di fermarsi, cambiando anche orizzonti ed obiettivi nella propria vita: è bello fare l’attore, ma trascorrere una vita intera da bohémien potrebbe rivelarsi quasi più ostico di un soggiorno forzato sulla colonia di Rura Penthe.

Esperimento teatrale, perfettamente riuscito, assai proficuo e stimolante, reso possibile grazie alla qualità delle attrici coinvolte, alle capacità del Comune di Mondovì ed al coinvolgimento attivo dei Servi di Scena, promotori e curatori del festival teatrale studentesco monregalese ‘Tutti in scena 9’.

c.s.

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