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Attualità | mercoledì 14 febbraio 2018, 10:15

L’ex Casa di riposo di Paesana non è stabile, via Barge rimarrà chiusa sino alla demolizione del vecchio edificio

In arrivo anche barriere “fisse”, a differenze delle attuali transenne “che vengono rimosse quotidianamente da chi viola il Codice della strada” e che impediranno il passaggio anche ai pedoni

L’ex Casa di riposo di Paesana non è stabile, via Barge rimarrà chiusa sino alla demolizione del vecchio edificio

La “situazione viabilità” correlata a via Barge è stato l’argomento che ha aperto i lavori del Consiglio comunale di Paesana di ieri sera (13 febbraio).

L’assemblea si è riunita in via straordinaria, su richiesta del gruppo di opposizione, per discutere di alcune problematiche tra cui quella legata alla strada comunale – in pieno centro – chiusa dal 3 dicembre, in concomitanza con l’abbondante nevicata.

L’ordinanza era stata emessa dal sindaco, in prima battuta, per l’abbondante strato di neve sul tetto della vecchia casa di riposo, ma poi è continuata a rimanere in vigore, anche a distanza di due mesi, con la neve completamente sciolta.

A preoccupare, anche senza il peso della neve, è infatti la stabilità del vecchio edificio. Non solo per quanto riguarda la copertura in “lose”, ma anche per quella che è stata definita una pericolosa “spanciatura” dell’edificio.

La strada rimarrà chiusa sino a quando non vi saranno le risorse finanziarie per la demolizione del fabbricato. Chiediamo scusa per il disagio, ma è così” ha detto il sindaco, Mario Anselmo, che ha anche annunciato metodi “più strutturali” per la chiusura della strada, al posto delle attuali transenne “che vengono rimosse quotidianamente da chi viola il Codice della strada e passa in macchina”.

In arrivo, dunque, barriere fisse che, stando a quanto si apprende, impediranno in transito anche ai pedoni.

Proprio sulla casa di riposo si è ampliato il raggio della discussione, che ha toccato anche l’altra problematica, non di poco conto, delle mansarde dell’attuale stabile che ospita le camere per gli ospiti e di cui vi daremo conto nei prossimi giorni.

Tornando alla questione di via Barge, l’opposizione – per dei consiglieri Sergio Beccio e Fabio Gottero (assente Anna Rudari) – ha parlato di “danno per gli esercenti”, riportando le parole del presidente dell’Ente, Gianpiero Borsa, che si sarebbe detto “in attesa del Comune” per intervenire sull’immobile.

La maggioranza, in tandem tra sindaco e assessore Silvia Da Re, ha ribadito come la proprietà dell’immobile da demolire non sia comunale, sottolineando come la decisione di chiudere la strada sia unicamente dettata da “buon senso” e dalla “necessità di garantire l’incolumità pubblica” e come il provvedimento non isoli alcun negozio o accesso privato, raggiungibile da altre strade.

Beccio ha parlato di “problema da risolvere tra Casa di riposo e Comune” chiedendo alle parti di “sedersi intorno ad un tavolo per mettere a punto un progetto”.

Rassicurazioni in merito sono giunte dal primo cittadino, che ha ipotizzato anche la concessione di un contributo comunale che faccia fronte alle spese di demolizione del vecchio fabbricato, infattibile, infatti, un’“imbragatura” che contenga l’edificio, dal momento che metterebbe, per ragioni di spazio, definitivamente una pietra tombale sulla riapertura di via Barge.

Dalla minoranza (Fabio Gottero) è ancora giunta la richiesta di una “maggiore esplicitazione” della cartellonistica, ricordando che la Casa di riposo “non serve solo Paesana, ma tutta la Valle” auspicando dunque una compartecipazione dei costi anche da parte degli altri Comuni limitrofi.

Viviamo oggi il problema perché è stato rimandato da tempo. – ha concluso Gottero -  Occorre tenere alta l’attenzione, anche se ho come l’impressione che si stia cercando di delegare il problema alla prossima Amministrazione (Paesana nel 2019 andrà al voto: ndr)”.

Non è così - ha ancora detto il vicesindaco Emanuele Vaudanoci sono tempi molto stretti da rispettare, stiamo portando avanti alcuni discorsi con la Casa di riposo, ma la spesa è tutt’altro che bassa”.

Nicolò Bertola

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