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Cronaca | 14 febbraio 2018, 15:19

“Molestata sul posto di lavoro”: titolare di un bar pasticceria a processo

La presunta vittima si è costituita parte civile: “Non ce la facevo più, ho dovuto dare le dimissioni”

Immagine di repertorio

Immagine di repertorio

“Il mio titolare mi ha molestata quotidianamente per quattro anni sul posto di lavoro”. Le accuse sono importanti e precise.

Ma si tratta della parola della persona offesa contro quella dell’imputato. Perché agli episodi raccontati dalla donna non ha assistito nessuno.

La presunta vittima, una donna trentenne, nel 2016 aveva denunciato il suo datore di lavoro dopo aver dato le dimissioni.

Lui, titolare di un bar pasticceria in provincia di Cuneo, è imputato nel processo che lo vede accusato di violenza sessuale.

Il racconto della presunta vittima, costituita parte civile con l’avvocato Marta Merlo: “Nei primi anni in cui ho lavorato da lui nel laboratorio c’erano anche altri dipendenti. E’ cambiato tutto quando son rimasta da sola, la moglie e la figlia erano invece al bancone del bar. Lui ha iniziato con atteggiamenti offensivi, mi faceva apprezzamenti fuori luogo. Mi chiedeva come mi faceva fare l’amore”.

Oltre alle molestie verbali, anche quelle fisiche: “Si strusciava contro di me, mi sussurrava all’orecchio. Io gli dicevo che mi dava fastidio, di smetterla, lui ridendo diceva che non aveva fatto niente di male. Mi mandava messaggini con i cuoricini, quando ero in ferie mi diceva che gli mancavo.Quella situazione ha influito anche sul mio matrimonio, non son più riuscita a comportarmi come una moglie”.

L’imputato, secondo il racconto della giovane, avrebbe anche tentato di baciarla: “Cercavo di evitarlo, ma mi sentivo ansiosa, sono stata curata con pastiglie di ansiolitici. Ad un certo punto non son più riuscita ad andare a lavorare in quelle condizioni, e mi sono dovuta licenziare, pur avendo necessità di un lavoro”.

La donna, prima di dare le dimissioni, aveva però già ricevuto una contestazione disciplinare dal principale e un cambiamento di orario di lavoro. Davanti ai giudici ha testimoniato anche il marito della presunta vittima. Molto scosso, fra le lacrime ha raccontato che la moglie gli aveva detto delle attenzioni particolari che avrebbe subito dal principale: “In casa lei era sempre nervosa e infastidita. Il licenziamento fu l’ultima opzione, perché lei stava veramente male. Più volte le chiesi se volesse che gli andassi a parlare, ma sono una persona civile, non so come sarebbe andata a finire. Perciò abbiamo scelto di denunciarlo, c è sembrata la cosa più giusta da fare”.

La donna ha raccontato che negli ultimi mesi, prima di dare le dimissioni, si era confidata con una ragazza che lavorava nella pasticceria: “Mi disse che se ne avessi avuto bisogno lei avrebbe testimoniato in mio favore, perché anche lei criticava il datore di lavoro”.

Ma la cameriera, che continua a lavorare per l’imputato, in aula ha smentito di aver ricevuto le sue lamentele: “Lui è un tipo molto affettuoso ed espansivo, abbraccia tutti. So che c’erano problemi di tipo lavorativo fra di loro e poi che si era invaghito di lei”.

Per la difesa (gli avvocato Botto e Griva), la donna avrebbe raccontato menzogne. L’imputato si sarebbe preso una cotta verso la giovane, tant’è che le scrisse anche due lettere in cui si scusava delle sue attenzioni, dicendo di essere innamorato. Impossibile poi che nessuno avesse assistito alle presunte avances di lui, visto che le molestie sarebbero state “quasi quotidiane”.

Nella prossima udienza, fissata il 28 febbraio, l’imputato darà la sua versione.

Monica Bruna

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