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Cronaca | 21 febbraio 2018, 18:43

Consumatrice cuneese risarcita da una nota ditta che produce fazzoletti di carta

L’ultimo grado di giudizio dà ragione ad una signora 65enne di Roccavione risultata allergica a sostanze non segnalate sul prodotto, che le avevano procurato serie allergie

Consumatrice cuneese risarcita da una nota ditta che produce fazzoletti di carta

Ha del clamoroso la sentenza che è stata pronunciata dalla Corte suprema di cassazione di Roma, giovedì 15 febbraio. La terza sezione civile ha chiuso con l’ordinanza n. 3692, una vicenda giudiziaria che ha visto protagoniste negli ultimi dieci anni una consumatrice 65enne di Roccavione e un avvocato cuneese che avevano citato in giudizio la Soffass SpA, ditta con sede a Porcari in provincia di Lucca e produttrice dei fazzoletti di carta “Regina”.

I fatti hanno inizio nell’agosto del 2008, quando la consumatrice, dopo aver utilizzato alcuni fazzoletti di carta, stampati con immagini colorate raffiguranti i personaggi dei cartoni animati Looney Tunes, per asciugare il sudore su viso, collo e braccia, accusa una dermatite diagnosticata dal personale sanitario come “reazione allergica da metallo” che richiede tre mesi di cure specifiche per ripristinare la pelle da desquamazione, lacerazioni e dolore acuto. 

Alla malcapitata appare molto probabile che la causa scatenante della grave irritazione cutanea fosse da ricercare proprio nell’uso dei fazzoletti sopraccitati: essi contenevano nichel, metallo tra i più potenti allergizzanti esistente in natura, non segnalato sulla confezione. L'elemento probabilmente era presente nella colorazione di alcune delle immagini stampate e al quale la donna era allergica. Per vedere tutelati i suoi diritti e risarciti i danni, la signora si rivolge all’avvocato cuneese Elisabetta Agnello, che cita presso il Tribunale di Cuneo la Soffass SpA.

Nel giudizio di primo grado le richieste di risarcimento della consumatrice non vengono accolte dal Tribunale poiché il Giudice, in base alla soglia di tollerabilità sulla presenza di metalli in prodotti come i fazzoletti di carta, assimila questi ultimi ai tessili e non ad alimenti o cosmetici, sui quali la normativa prevede limiti alla presenza dei metalli decisamente più bassi.

Sarà invece la Corte d’Appello di Torino, nel 2014, a ribaltare completamente la sentenza di primo grado accogliendo il ricorso dell’avvocato Agnello e riconoscendo come colpevole, “la mancanza assoluta di etichetta o avvertenza circa la presenza dei metalli in questione sulla confezione, avvertenze funzionali ad informare potenziali soggetti allergici del rischio, particolarmente concreto proprio in rapporto alla tipologia del prodotto e alla sua normale destinazione d'uso”

Il Codice del Consumo impone al produttore di indicare “l’eventuale presenza di materiali o sostanze che possano arrecare danno all'uomo, alle cose o all'ambiente”.

Dunque, in secondo grado, l’azienda viene condannata a versare alla consumatrice di Roccavione un risarcimento di oltre quattromila euro. La vicenda si è conclusa vedendo riconosciuto in via definitiva il danno patito dalla consumatrice di Roccavione: la Corte suprema di Cassazione di Roma ha infatti rigettato il ricorso proposto dalla Soffass SpA, ribadendo che il produttore è tenuto in ogni caso ad indicare l'eventuale presenza di materiali o sostanze che possano arrecare danno all’uomo. L'avvocato Elisabetta Agnello: "E' stata veramente una bella soddisfazione sia da un punto di vista professionale, ma anche e soprattutto umano quella di veder finalmente definito il giudizio a favore della mia assistita di Roccavione. Quando la signora si presentò da me, nell'ormai lontano 2009, ricordo che rimasi sinceramente impressionata dalle foto del volto della signora, che doveva aver patito delle enormi sofferenze a causa delle ferite che si aprivano con gli inevitabili movimenti facciali. Fortunatamente non sono rimasti segni permanenti e pertanto il risarcimento si è limitato al danno temporaneo. La causa, però - continua l'avvocato Agnello-  è stata molto complessa sia dal punto di vista giuridico che tecnico, infatti nel corso del giudizio si è svolta una complicata perizia, con tanto di analisi chimica dei campioni effettuata in un apposito laboratorio a Torino e di analisi allergologica sull’interessata. Sono contenta che alla fine si sia riusciti a comprendere la causa della reazione della consumatrice e spero che il principio emerso da questa vicenda, ovvero che si debbano segnalare le sostanze allergizzanti presenti nei prodotti, possa sensibilizzare le imprese a prestare la massima attenzione alla problematica".

T.F.

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