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Attualità | 22 febbraio 2018, 10:30

Peveragno, casi di scabbia tra gli ospiti de "Le Rose": immediato l'intervento di Asl e struttura

I primi casi sembrano risalire allo scorso sabato, ma il protocollo standard di bonifica è partito ieri (21 febbraio) a seguito del ricovero di uno degli ospiti

L'esterno del soggiorno "Le Rose" - foto da Google street view

L'esterno del soggiorno "Le Rose" - foto da Google street view

"E' vero, abbiamo un caso segnalato a seguito di un ricovero all'ospedale di Cuneo, e alcune altre segnalazioni giunte direttamente dall'interno della struttura ma non è proprio necessario parlare di epidemia."

E' la stessa ASL Cn1 a confermare le voci, lanciate a partire dallo scorso fine settimana, riguardanti l'esistenza di ospiti della residenza per anziani "Le Rose" di Peveragno affetti da scabbia.

A sottolineare la presenza di alcuni pazienti con i classici sintomi dell'infezione nella giornata di sabato scorso, un medico impegnato in una classica visita di controllo all'interno della residenza (che ospita circa 40 persone, per lo più autosufficienti), ma ieri, mercoledì 21 febbraio, è arrivata la segnalazione ufficiale dell'ospedale cuneese. Immediato l'intervento di un dermatologo assegnato proprio dall'ASL, che ha disposto il classico protocollo utilizzato per affrontare l'infezione: accurati bagni, la pulizia degli ambienti della struttura e il lavaggio dei materiali entrati a contatto con i residenti, oltre al trattamento degli ospiti con una pomata dedicata per i successivi due giorni.

Secondo quanto spiegato dall'ASL la scabbia è causata dall'acaro Sarcoptes scabiei, in grado di pungere l'uomo procurando i sintomi classici ma con la capacità di riprodursi solo se infestante cani o gatti e impossibilitato a vivere lontano dall'ospite per più di 36 ore.

 

L'acaro, allo stadio adulto tanto piccolo da essere difficilmente visibile a occhio nudo, si instaura nelle parti del corpo dove la pelle è più sottile e delicata, scavando un cunicolo alla velocità di circa 3 millimetri al giorno nel quale incubare le proprie uova. Da esse nascono nuove larve, che possono iniziare da subito a scavare nuovi cunicoli; l'acaro è attivo soprattutto di notte e con temperature elevate.

Nell’uomo è difficile trovare più di 5 –7 acari adulti, mentre le larve possono essere presenti in qualche centinaio.

Il periodo di incubazione della malattia è di circa tre settimane. Negli adulti, l’infestazione si presenta in modo caratteristico con un prurito generalizzato, che ha come conseguenza la comparsa di escoriazioni diffuse sulla pelle; sulla pelle irritata compaiono strie e macchie rossastre mentre piccole vescicole si formano nei cunicoli.

La scabbia regredisce quando tutti i parassiti e le loro uova vengono eliminati, ma non dà immunità e quindi si può manifestare in più riprese: in teoria basta che anche un solo acaro o un uovo sia sopravvissuto alla terapia per causare una riacutizzazione della malattia.

Dato il trattamento standard, la questione sembra quindi essere sostanzialmente chiusa, salvo che l'ufficio d'Igiene potrebbe disporre un sopralluogo all'interno della struttura nel corso dei prossimi giorni. Difficile resta però il comprendere da dove l'infezione si sia generata: essendo gli ospiti de "Le Rose", come detto, per lo più autosufficienti, ricostruire spostamenti e contatti della scorsa settimana potrebbe essere più complesso del previsto.

La scabbia è infatti abbastanza comune da trovare in ambienti come le case di riposo e di cura (nelle persone anziane l’infestazione può avere una diffusione più ampia), e si trasmette nella grande maggioranza dei casi attraverso il contatto umano diretto, stretto e prolungato: il momento propizio per il passaggio da un ospite all’altro è quello in cui l’acaro sosta sulla superficie della pelle; in queste condizioni il contatto con individui affetti da scabbia determina facilmente il contagio.

Inoltre gli acari sono ovviamente presenti nel vestiario, allorquando dopo trattamento fuoriescono dalle loro gallerie e vanno ad infestare gli abiti, che a loro volta diventano fonte di possibile ulteriore contagio.

 

s.g.

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