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Overcooking | 24 febbraio 2018, 10:21

“Chili” me softly…

Quando lo stress da lavoro e il giocare a mosca cieca col futuro trasformano le nostre giornate in dischi da tiro al piattello (mancati) e il romanzo nel cassetto s’intride di naftalina e lavanda, c’è bisogno di un po’ di Tex-Mex.

“Chili” me softly…

Quando lo stress da lavoro e il giocare a mosca cieca col futuro trasformano le nostre giornate in dischi da tiro al piattello (mancati) e il romanzo nel cassetto s’intride di naftalina e lavanda, c’è bisogno di un po’ di Tex-Mex.

Perché l’intrattenimento esiste anche in cucina ma non bisogna mai confondere il trash-food del McDonald’s col pulp-food del mitico chili con carne.

Con la mente infiammata dal Texas di Landsdale e Tobe Hooper decidere di preparare una cena a base di chili (il piatto preferito dal tenente Colombo tra l’altro) premurandosi di ovattare il telefono per cercare inutilmente un “nacho sombrero”, bofonchiando fra i reparti d’un ipermercato le glossolaliche demenzialità dei Minions.

Già ubriachi di cerveza e tequila (con o senza verme a seconda dell’umore) rientrare a casa e creare la giusta atmosfera facendo ingoiare al lettore dvd “Dal tramonto all’alba” e mettendo come musica qualcosa di volutamente redneck tipo “ZZ top” o”Kid Rock”, quindi pelare le carote e tagliarle a dadini insieme a sedano, cipolla bianca e aglio (ignorandone la storica intolleranza come l’assenza d’un adeguato piano pensionistico) incidendo a metà alcuni peperoncini “jalapeno” messicani e facendoli a pezzettini, ben attenti a non togliere i semini che renderanno il tutto più piccante.

Lavare e tritare il coriandolo mentre si “cubizzano” i peperoni già debitamente pelati e decapitati del picciolo, quindi grattugiare il lime in una ciotola e fare a dadini la polpa di manzo mettendo su un soffritto cui aggiungere, dopo 10 minuti, i peperoni.

Mentre si fa rosolare la carne in un’altra padella (con olio e peperoncino), riflettere sulla natura “povera” di questo piatto, inventato dai messicani o secondo alcuni dai nativi, per conservare grossi pezzi di carne che altrimenti, in un’epoca priva di frigoriferi e congelatori, sarebbero andati a male.

Come sempre la modernità “tradisce” il passato trasformando la sopravvivenza in moda.

È il segreto dei radicalchic: amare la povertà e odiare i poveri.

Travasare la carne nella prima padella aggiungendo passata di pomodoro, lime e coriandolo, cannella  e cumino in polvere, quindi aspergere sale e pepe (sapendo di compiere un errore storico perché il sale in Messico lo portarono i conquistadores) e far cuocere per 50 minuti a fuoco dolce prima di aggiungere i fagioli riflettendo sulla santa povertà messicana, vigilata dall’icona della Madonna nera di Guadalupe e idolatrata da Jack Kerouac, che riesce a convivere con la ferocia dei cartelli della droga, al cospetto dei quali i macellai dell’ Isis sembrano bambini a caccia di lucertole.

Benedire di tabasco la paella di chili (a un solo manico) e turrirla di nachos preventivamente scottati in forno, quindi iniziare a mangiare passando in rassegna tutte le possibili contaminazioni di questo piatto di frontiera (7 “chili” in 7 giorni), dalla versione seminale fatta solo di fagioli e salsa di peperoncini, passando attraverso la versione del tenente Colombo (che prevede l’aggiunta di maggiorana, origano e salvia) fino alla versione post-industriale, che spopola nei chili cook-offs (sorta di raduni in cui biker alcolizzati spadellano chili pulendosi le dita bisunte su barbe ispide come quelle dei nani di Tolkien) e che richiede l’aggiunta di formaggio Cheddar, pepe di cayenna, crema di fagioli e birra scura.

Svenire sul divano marinati a Tequila mentre Salma Hayek dimena le sue rotondità alabastrine come un caduceo attorto a un boa albino di almeno due metri, ricordandoci di quando seduceva Colin Farrell in “Chiedi alla polvere”, e sentire la nostra mano destra frugare l’inguine in cerca d’un’erezione molesta, piccante frutto del recente pasto speziato, quindi urlare glandemente infiammati dalle dita intrise di peperoncino jalapeno che abbiamo dimenticato di lavar via, bestemmiando Maria(chi).

Germano Innocenti

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