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Politica | giovedì 08 marzo 2018, 08:30

Nel Cuneese si definiscono i nuovi assetti del potere dopo il voto

Il successo travolgente della Lega, che in provincia ha doppiato Forza Italia, ridisegna gli equilibri politici all’interno del centrodestra. Le regionali e le comunali di Alba, Bra, Fossano e Saluzzo del 2019 saranno il banco di prova della compattezza della coalizione

Alberto Cirio e Giorgio Bergesio

L’esito delle elezioni politiche di domenica, con la schiacciante vittoria della Lega, determinerà nuovi assetti di potere a livello provinciale.

Se quello economico-finanziario resta saldamente nelle mani di Giovanni Quaglia e Ferruccio Dardanello, quello politico è destinato a riposizionarsi alla luce del responso elettorale, sempre che i protagonisti siano nelle condizioni di realizzarlo e poi di gestirlo. Perché il potere, si sa, è un’arma a doppio taglio e se non gestito o mal gestito causa un effetto boomerang.

Non a caso il neosenatore del Carroccio Giorgio Bergesio ha parlato di travolgente successo del suo partito, ma ha anche evidenziato la “grande responsabilità” che gli elettori cuneesi hanno affidato alla Lega.

Le percentuali di consenso ricordano quelle della Democrazia Cristiana, partito che questa provincia ha governato per mezzo secolo con una ramificazione del potere che permeava tutti i gangli della società.

Il centrodestra sfiora il 50% dei consensi e dovrà quindi assumersi una responsabilità rispetto ai nodi, a partire dalle grandi infrastrutture incompiute, che da tempo attendono risposte.   

La Lega sa che non potrà limitarsi al ruolo di partito ideologico, ma dovrà pragmaticamente dare risposte alle sollecitazioni che arrivano dagli enti locali, a partire dalle “7 sorelle”.

Se escludiamo Mondovì, dove l’amministrazione si accredita come rigorosamente civica, i sindaci di Cuneo, Alba, Bra, Fossano, Savigliano e Saluzzo sono tutti di area centrosinistra.

Il dialogo e il confronto saranno inevitabili anche se non facili e affatto scontati.

La mappa del potere nel contesto provinciale appare quanto mai articolata all’indomani del voto: enti locali, Regione, Provincia e amministrazioni delle città maggiori sono espressione del Pd o comunque di “Monviso in Movimento”.

Il governo centrale, ammesso che il Presidente Sergio Mattarella riesca a trovare un bandolo della matassa per farlo decollare, si prospetta di tendenza opposta.

Sul piano cuneese sono fondamentalmente due i personaggi nelle cui mani si concentrerà, dopo il 4 marzo, il potere politico: Alberto Cirio e Giorgio Bergesio.

Se fino a ieri i rapporti di forza erano nettamente a vantaggio dell’eurodeputato albese forzista, dopo che la Lega ha doppiato Forza Italia le parti si stanno invertendo. Gli azzurri dovranno mordere il freno, così come dovrà inevitabilmente fare Enrico Costa, considerato il non brillante risultato di “Noi con l’Italia” (per usare un eufemismo).

Non a caso Costa ha già messo le mani avanti e dichiarato che in questa tornata intende svolgere il ruolo di “semplice parlamentare del territorio”, lasciando con ciò intendere di non ambire (almeno in questa fase) a ruoli di governo.

Cirio ha voluto fortemente il senatore Marco Perosino, il quale ha ottenuto un indubitabile consenso di 145 mila voti: un’enormità.

Ma la Lega ha acquisito la golden share del centrodestra e cercherà di farla pesare già dal prossimo anno quando ci saranno le elezioni regionali e il rinnovo dei Consigli comunali di Alba, Bra, Fossano, Saluzzo e di larga parte dei Comuni cuneesi.

Per il Carroccio sarà un banco di prova cruciale, considerato che manca di una classe dirigente locale e dovrà verosimilmente costruirla attingendo all’esterno, considerato che il tempo a disposizione non è molto.

Per avere un potere reale, all’altezza del consenso ricevuto, il passaggio amministrativo è imprescindibile sia per la Lega che per il centrodestra in generale.

Sarà questa la cartina di tornasole per verificare compattezza e radicamento della coalizione sul territorio.

Giampaolo Testa

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