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Sanità | giovedì 08 marzo 2018, 17:30

Protocollo del Santa Croce sbarca negli Stati Uniti

Le linee guida sono state ideate a Cuneo per evitare il rischio di infarto a chi è stato sottoposto ad angioplastica e deve essere di nuovo operato per altri motivi

L'ospedale Santa Croce di Cuneo

L'ospedale Santa Croce di Cuneo

Sarà presentato domenica 11 marzo al Congresso dell’American College of Cardiology di Orlando, in Florida, il protocollo, creato dalla cardiologa dell’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo Roberta Rossini, che permette ai pazienti già sottoposti ad angioplastica, con l’inserimento di uno stent (struttura metallica cilindrica a maglie), di non rischiare l’infarto nel caso di un nuovo intervento chirurgico.

Nel contempo, le linee guida saranno pubblicate sulla rivista americana Journal of American College of Cardiology Cardiovascalar Intervention: organo ufficiale della Società americana di cardiologia. Il protocollo è fruibile anche grazie a un’app che si chiama “Stent and Surgery” che ha già superato i 10.000 download.

"Ogni anno - spiega Roberta Rossini - nel mondo, vengono impiantati 2 milioni di stent e il 4-8% di questi pazienti deve sottoporsi a un intervento chirurgico nei successivi 12 mesi Ora, invece, siamo riusciti a uniformare la gestione della terapia antiaggregante, indirizzando al meglio le scelte terapeutiche e colmando un vuoto pericoloso per operatori e pazienti”.

Il protocollo, ideato a Cuneo, è stato promosso dalla Società italiana di Cardiologia interventistica Gise, rappresentata, negli ultimi due anni, dal primario di Cardiologia del “Santa Croce e Carle” Giuseppe Musumeci, e condiviso dalle Società scientifiche dei chirurghi e degli anestesisti. Ogni anno 150.000 pazienti (1500 in provincia di Cuneo) vengono sottoposti ad angioplastica e devono assumere, a vita, una terapia antiaggregante (aspirina) per evitare la chiusura delle arterie del cuore. In caso di altri interventi chirurgici, però, la sospensione della terapia, per il cosiddetto “sanguinamento chirurgico”, può portare l’infarto.

“Prima di un qualsiasi intervento chirurgico invasivo - spiega Giuseppe Musumecila terapia antiaggregante va temporaneamente sospesa per limitare il rischio di sanguinamento, a sfavore però di un aumento delle probabilità di formare dei trombi (trombosi da stent), che significano da un lato occlusione dello stent coronarico e dall’altro elevato rischio di infarto miocardico pre-operatorio, anche a domicilio ancora prima di eseguire l’intervento stesso”.

Grazie al nuovo protocollo, già applicato da ottobre a Cuneo e che l’11 marzo sarà presentato in anteprima assoluta al resto del mondo, il rischio viene evitato. Il “Santa Croce e Carle” di Cuneo è stato il primo in Italia a seguire le linee guida nel Dipartimento Emergenze e Aree Critiche diretto da Alessandro Locatelli, che rappresenta anche la Società  Italiana degli Anestesisti Rianimatori, e ad utilizzare il Cangrelor: nuovo farmaco antiagregante piastrinico per via endovenosa, disponibile, attualmente, nell’ospedale di Cuneo e in pochissimi altri centri.

“Essere stati i primi in Italia ad usare questo protocollo - afferma Alessandro Locatelli - non è stato un caso. E’ frutto di un lavoro che ha visto Cuneo protagonista, nell’ultimo anno, nel contesto di una collaborazione tra le principali Società scientifiche dei chirurghi e degli anestesisti. Applicando queste linee guida, vogliamo creare un Registro nazionale multicentrico che, partendo da Cuneo, coinvolgerà 40 centri italiani sotto la direzione delle dottoresse Roberta Rossini e Nicoletta Barzaghi”.

Cuneo, infatti, sarà il centro coordinatore degli studi “Monet” e “Monet Bridge” che valuteranno, in più di 1300 pazienti, la sicurezza e l’efficacia del protocollo e del Cangrelor. “Il Cangrelor - conclude la dottoressa Claudia Fruttero, direttore della Farmacia dell’Ospedale Santa Croce e Carle - è un farmaco “innovativo”. In passato sono stati utilizzati degli antipiastrinici ad uso endovenoso ma con caratteristiche diverse tra cui la durata d’azione che era molto più lunga, la potenza ed un livello di sicurezza inferiore. Il medicinale è stato utilizzato sotto la diretta supervisione della Farmacia che ne valutato le indicazioni, modalità di utilizzo e dosaggio per garantire al paziente cuneese una terapia efficace e adatta alla necessità specifiche”.

Ad oggi, a Cuneo sono stati coinvolti pazienti delle Strutture complesse di: Urologia, diretta dal dottor Giuseppe Arena, Chirurgia Toracica, diretta dal dottor Giulio Melloni, e di Cardiochirurgia, diretta dal dottor Claudio Grossi.    

c.s.

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