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Attualità | martedì 13 marzo 2018, 18:16

Il silenzio del 41bis torna al Cerialdo di Cuneo: “Non c’è trattamento del detenuto, si rischia la disumanizzazione”

Critiche le posizioni che Maria Brucale e Bruno Mellano hanno tenuto oggi (13 marzo) all’incontro di riflessione sul carcere speciale: al Cerialdo sono intanto attesi i primi 21 detenuti

Brucale, Manassero e Mellano

Si è parlato di 41bis (a seguito dell’imminente ritorno all’interno del carcere di Cuneo) nel corso dell’incontro tenutosi nel pomeriggio di oggi, martedì 13 marzo, nella sala Giolitti della provincia di Cuneo. Presenti in veste di relatori Maria Brucale (avvocato penalista esperta di carcere speciale e membro del cd dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”) e Bruno Mellano (garante dei detenuti della Regione Piemonte). Presente anche il vicesindaco Patrizia Manassero

Bruno Mellano ha aperto la discussione: “Da tempo volevamo approfondire il tema e la riapertura del padiglione del Cerialdo ci ha permesso di farlo. La chiusura delle sezioni speciali era stata fatta in vista di interventi strutturali e con l’ottica del riuso: avrei però preferito una destinazione diversa dal 41bis, perché questo tipo di carcere speciale pone in essere ostacoli di livello costituzionale.

In questi giorni è atteso l’arrivo dei primi 21 detenuti - ha sottolineato ancora Mellano - . Il Cerialdo mette in campo progetti significativi con la cittadinanza che il 41bis, “carcere dentro il carcere”, non ostacolerà; è certo però che la sua esistenza condiziona la vita di qualunque istituto.

Ha preso quindi la parola la dottoressa Brucale. “Il senso del 41bis era recidere il legame tra i capimafia e i loro sodali: doveva essere soluzione temporanea ma con il tempo ha perso il proprio scopo originario. Il 41bis è diventato il regime dei “più cattivi”, che devono essere i “più puniti”. Ogni tipo di carcerazione dovrebbe puntare al reinserimento e non dimenticare il senso di umanità.

L’avvocato Brucale ha poi sottolineato le specifiche della circolare inviata lo scorso ottobre dal Capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ai provveditori regionali, che pur non aprendosi alla questione dei diritti del detenuto speciale ha permesso il raggiungimento di una sostanziale parità di trattamento negli istituti di pena che lo ospitano.

La circolare regola la vita dei detenuti in 41bis (per esempio) dalle dimensioni delle pentole e del mobilio alla natura degli oggetti personali, al numero e alle dimensioni delle fotografie. Il detenuto in 41bis non può spendere più di 500 euro mensili e 150 settimanali e non può inviarne più di 350 alla famiglia al mese. Le visite non possono sussitere più di una volta al mese e per più di un’ora ciascuna, e sempre attraverso un vetro divisorio (a meno che i visitatori abbiano età inferiore ai 12 anni). I detenuti non possono acquistare quotidiani al di fuori di quelli nazionali, prendere in prestito dalla biblioteca del carcere più di quattro libri al mese e non possono utilizzare computer personali.

Quel che colpisce del 41bis è il silenzio profondo dei padiglioni: nessuno può parlare con i detenuti, le cui interazioni tra vicendevoli sono molto limitate - ha concluso la Brucale - . Bisogna decidere da che parte stare, se quella della Costituzione oppure quella di uno Stato che decide di farsi Dio.

A margine dell’incontro è stata illustrata una tabella a carattere regionale con riportata la presenza degli ergastolani (non dei soli in regime di 41bis) nelle carceri: la nostra provincia ne vede un totale di 38, presenti per la maggior parte (37) nel “Rodolfo Morandi” di Saluzzo.

s.g.

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