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Al Direttore | mercoledì 14 marzo 2018, 17:20

A proposito del nel nuovo Piano D'Ambito (PdA) appena votato

Riceviamo e pubblichiamo

Egregio direttore,

lunedì 12 marzo scorso, sul suo giornale è stata pubblicata una precisazione fatta dalle società miste Alpi Acque ed Alse (ambedue gruppo EGEA), gestori del servizio idrico in alcune aree del cuneese. Secondo questa precisazione i soci privati non avrebbero mai sollecitato la distribuzione di dividendi ricavati dalla gestione dell'acqua.

La precisazione trae spunto dalla previsione contenuta nel nuovo Piano D'Ambito (PdA) appena votato secondo cui nei prossimi 30 anni in provincia di Cuneo i cittadini dovrebbero pagare dividendi per 160 milioni in caso di gestione privata ed 80 milioni in caso di gestione mista privata al 50%.

Ora, essendo noto e pacifico, nonché pienamente legittimo, che un imprenditore privato investa in una società allo scopo di ricavarne un reddito, cioè una distribuzione di dividendi, la precisazione sopra riportata mi ha inquietato non poco.

A meno che il privato investitore non abbia deciso di sua spontanea volontà di dissipare il proprio capitale, significa che è in grado di trarne un reddito tramite altri metodi meno trasparenti, controllabili e correttamente tassabili.

La mia limitata conoscenza dei meccanismi di bilancio mi porta ad intravedere solo due uniche strade. La prima mediante una non dovuta accumulazione di capitale in riserve distribuibili al momento della cessazione della società. La seconda mediante una produzione di reddito indiretta, ricavata da altre sue società che producono redditi conseguenti a lavori presi in appalto dalla prima a costi vantaggiosi per le seconde.

Sembrerebbe ad esempio che questa seconda strada sia stata percorsa dalle due società precisanti in quanto in questo periodo hanno chiesto all'EGATO4 di trasferire al nuovo gestore unico anche i dipendenti di Tecnoedil Lavori, società che esegue lavori si scavo e costruzione reti presi in appalto e che nulla ha a che vedere con la gestione del servizio idrico. Non solo ma risulta che abbia anche indotto questi lavoratori a compiere azioni di pressione personale nei confronti di amministratori locali impegnati nella decisione politica sulla forma di gestione da attuare.

Sono convinto che i lavoratori in questione riusciranno, anche tramite le loro rappresentanze sindacali, a mantenere il loro posto di lavoro in quanto la loro competenza e la capacità imprenditoriale aziendale saranno in grado di aggiudicarsi regolari gare di appalto sia nei lavori legati al settore idrico che in altri campi.

Tramite il suo giornale chiedo all'investitore privato se siano state queste le fonti di reddito che hanno sostituito in questi anni la legittima riscossione di dividendi (per altro verificatisi almeno in due annualità, seppure su iniziativa di un comune socio).

Delfino Oreste.

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