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Attualità | mercoledì 14 marzo 2018, 10:41

Diego Audero dalla Polonia: "Ho informato il direttore di Auschwitz di non poter più lavorare per il Museo"

Non tutti hanno gradito l'interesse dei media per la sua storia. Vittima di un attacco di stampo xenofobo a Cracovia, dove vive da 11 anni, ribadisce: "Io amo la Polonia e la sua gente, voglio continuare a viverci"

Foto presa dalla pagina Facebook di Diego Audero

"Ho informato il direttore di Auschwitz di non essere in grado continuare a lavorare per il Museo. Riguardo alle mie dichiarazioni confermo quanto scritto nel post di ieri. E quindi non sono responsabile dell'uso che giornalisti o politici abbiano fatto delle mie parole, peraltro concordate con il museo. Ringrazio la direzione del Museo per l'appoggio che mi ha dato. Purtroppo il museo non è fatto solo dalla direzione..."

E' il post scritto 12 ore fa da Diego Audero sulla sua pagina Facebook. Il ragazzo, 35enne saviglianese, vive in Polonia da 11 anni, Paese che ama e nel quale vuole continuare a vivere. Storico e guida per il museo di Auschwitz, nei giorni scorsi è stato vittima di un attacco xenofobo: sul muro esterno della sua casa di Cracovia ha trovato scritto: "Auschwitz per le guide polacche". E poi una stella di David equiparata a una svastica nazista e la frase: "La Polonia per i polacchi".

Ma cosa è successo? Non siamo riusciti a parlare con lui, ma è evidente da quanto scrive che non tutti hanno gradito l'eco internazionale data alla vicenda e alcune parole dello stesso 35enne, che non ha fatto mistero di un clima sempre più teso, in Polonia, nei confronti degli stranieri. 

Ricordiamo, tra l'altro, che i fatti sono stati denunciati alle forze dell'ordine e che ogni intervento di Diego è stato fatto in accordo e condivisione con il Museo stesso. Senza tralasciare un'altra cosa su cui Diego è tornato più volte: il suo amore per la Polonia.

Scrive ancora su Facebook: "Non dipende da me come queste parole siano poi state incorniciate. Io ho evitato qualsiasi intervento politico: NONOSTANTE MI FOSSE STATO PROPOSTO. Non ho risposto alle provocazioni politiche che pure mi sono arrivate. Non ho pubblicamente aderito alla richiesta di dimissioni della Nowak.

Ma il silenzio NO, non era un'opzione. Per quanto ho scritto sopra. Posso essere o non essere tante cose. Posso risultare più o meno simpatico. Ho accettato che nemmeno Gesù era simpatico a tutti. Ma ipocrita non lo sono, verso me stesso E verso quello che tutti i giorni spiego alle persone che mi ascoltano"

Infine un breve video, non andato in onda nei vari servizi televisivi dedicati alla vicenda da parte dei media nazionali ma da lui condiviso sul suo profilo Facebook, nel quale ribadisce: "La Polonia è casa mia, qui voglio rimanere".

 

 

Una vicenda, quella di Diego, che deve far riflettere tutti.

Barbara Simonelli

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