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Attualità | 16 marzo 2018, 07:45

"Quale sarà il futuro di noi interinali dopo la scelta sulla gestione dell'acqua?"

Ci scrive un lavoratore di una società cuneese a pochi giorni dalla riunione che potrebbe definire il modello di gestione dell'acqua. Il presidente Acda: "Siamo costretti a lavorare con interinali dopo la legge Madia, appena si apriranno finestre possibili stabilizzeremo"

"Quale sarà il futuro di noi interinali dopo la scelta sulla gestione dell'acqua?"

Ci scrive un lavoratore interinale dell’Acda, società che gestisce il ciclo idrico integrato di un centinaio di comuni della provincia di Cuneo con oltre 1.000 sorgenti e oltre 200 mila abitanti serviti con un’estensione che va dalla Valle Po alla Valle Tanaro.

La sua lettera arriva a pochi giorni dal 28 marzo, giorno in cui si deciderà – con ogni riserva del caso – il modello di gestione da utilizzare dopo l’approvazione del Piano d’Ambito 2018 – 2048 dello scorso 8 marzo. Questo è un documento che regola l’azione di chi gestirà l'acqua in Granda per i prossimi 30 anni, in tema di captazione sorgenti, potabilizzazione, distribuzione nelle nostre case, depurazione e reimmissione nei fiumi.

La sua preoccupazione è in parte legata a quella che sarà la scelta dei prossimi giorni: “Da quattro anni lavoro come interinale all’Acda. Ad avere questo tipo di contratto siamo in 25, molti dei quali ambiscono a una stabilizzazione che non sembra voler arrivare. Per le posizioni che ricopriamo non è stato mai bandito un concorso. E adesso siamo qui, anime perse in un’azienda che non si sa se e come continuerà ad operare dopo la decisione del 28 marzo. Ci sentiamo soli e abbandonati a noi stessi, sempre più precari in una situazione precaria ma con figli e famiglie a cui cerchiamo di non far pesare le nostre preoccupazioni.”

Sulla questione abbiamo interpellato il presidente Acda Livio Quaranta: “La scelta di ricorrere in questi anni ai lavoratori interinali è stata dettata dall’ultima Legge Madia che non consente alle nostre società (pubbliche ndr) di assumere, se non attingendo da una lista nazionale dove convogliano i lavoratori di società sciolte. Dovremmo quindi pescare prima in quell’elenco e solo successivamente assumere eventualmente tramite concorso. In questa situazione di stallo siamo costretti a lavorare con interinali o altre forme contrattuali. Negli ultimi anni siamo passati da 69 a 100 comuni forniti. E i dipendenti sono rimasti gli stessi. Eravamo un centinaio e anche inglobando i lavoratori Aigo, siamo rimasti comunque gli stessi. Mi piacerebbe poter assumere qualche bravo interinale, ma al momento è la legge che ci limita. Se dovessero aprirsi delle finestre lo farò senz’altro.”

E sulle preoccupazioni dello scrivente sulla futura gestione: “Noi auspichiamo una soluzione in house, ma qualunque sarà alcune competenze rimarranno alle società territoriali. Non posso tranquillizzare, ma non è il caso di allarmarsi. La gestione non avverrà dall’oggi al domani.”

I LAVORATORI DELL'ACQUA IN GRANDA

Sono circa 300 i "dipendenti dell'acqua" nella nostra provincia. Da quando si parla di Piano d'Ambito e gestione unica i sindacati hanno incontrato da questo autunno i rappresentanti dell'Ato 4 per discutere e ragionare sulle possibili e future ripercussioni occupazionali.

"Siamo per la salvaguardia di tutti i lavoratori" - spiega Gianni Lo Nigro segretario della Filctem Cgil, sindacato che rappresenta il maggior numero di operatori dell'acqua in provincia di Cuneo - "Siamo consapevoli della bontà dell'opera dell'operatore unico, ma a livello occupazionale bisogna garantire un transazione al nuovo gestore senza soluzione di continuità evitando l'applicazione del Jobs Act. L'obiettivo è ambizioso, ma garantendo una continuità totale si potrà allo stesso modo operare con qualità nei confronti dei cittadini che ne fruiranno per i prossimi 30 anni."

Dopo l'approvazione del Piano d'Ambito dello scorso 8 marzo il sindacato ha richiesto un nuovo incontro per ridiscutere di questi temi con i rappresentanti dell'Ato 4: "Vogliamo seguire la situazione dei lavoratori passo dopo passo" conclude Lo Nigro.

Daniele Caponnetto

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