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Attualità | 20 marzo 2018, 20:02

Più di 50 donne ogni anno nei pronto soccorso dell'Asl Cn1 per aver subito violenza (VIDEO)

Martedì pomeriggio al Centro incontri della Provincia di Cuneo l'incontro formativo “Crimini contro le donne” organizzato dall'associazione Mai+Sole

Più di 50 donne ogni anno nei pronto soccorso dell'Asl Cn1 per aver subito violenza  (VIDEO)

“Crimini contro le donne - Buone pratiche a difesa della donna vittima di violenza”. È il titolo del partecipato incontro che si è svolto martedì pomeriggio nella sala Falco del Centro Incontri della Provincia di Cuneo.

Un momento di formazione incontro tra avvocati, psicologi e volontarie dell'associazione Mai+Sole che ha organizzato l'evento, nell'ambito del progetto “Un passo dopo l’altro per uscire dalla violenza”.

“Troppo spesso pensiamo che la violenza contro le donne sia un fenomeno che riguarda soprattutto gli stranieri – commenta Adonella Fiorito, presidente dell'associazione Mai+sole -. È un retaggio culturale che riguarda anche noi italiani. Il problema della violenza fisica e psicologica contro le donne è purtroppo trasversale e riguarda tutte le fasce di età e le classi sociali”.

“Sono circa 50/70 le donne che ogni anno entrano nei nostri pronto soccorsi denunciando un fenomeno di violenza – commenta il dott. Giorgio Nova, referente per l’ASL CN1 e componente della Rete Sanitaria Regionale per l’accoglienza e la presa in carico delle vittime di violenza sessuale e domestica -. Noi abbiamo programmato e stabilito un percorso diagnostico e terapeutico preciso su tutto il territorio dell'Asl Cn1 che garantisce un'assistenza completa: dal momento in cui la donna entra nel pronto soccorso fino alle dimissioni e ancora dopo, attraverso i consultori. Un protocollo esteso a tutta la Regione Piemonte”.

“La giurisprudenza ha subito un'evoluzione costante sul tema - dichiara l'avvocato Sergio Pasi, docente della scuola di management ed economia presso l’università degli studi di Torino -. C'è stata una costante attenzione degli organi e delle forze che si interfacciano per la repressione dei crimini e una sempre maggiore presa di coscienza da parte di tutte forze in capo: polizia, medici, assistenti, psicologi e avvocati. Abbiamo recepito importanti normative transnazionali come la Convenzione di Instanbul, la direttiva 29/2012 a livello europeo e legge italiana sul femminicidio del 2013. Si è fatto tanto ma la strada è ancora lunga. È necessario ad esempio che gli organi di stampa diano rilevanza ai fatti evitando opinioni che possano svilire la vittima di questi crimini. Gli strumenti per reprimere questi crimini ci sono. Serve inoltre una presa di coscienza da parte delle vittime che devono denunciare. Ma anche una maggiore presa di coscienza da parte degli organi che vanno a interfacciarsi per reprimere questi fatti per dare un riscontro effettivo, anche per quanto riguarda la certezza della pena”.


Cristina Mazzariello

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