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Cronaca | 20 marzo 2018, 15:28

Cavallermaggiore, tracce di antibiotici nelle carni di un suino appena macellato: allevatore a processo

Il consulente della difesa: “Possibile persistenza di tracce dei farmaci anche trascorso il termine di sospensione se l’animale è stressato”

Cavallermaggiore, tracce di antibiotici nelle carni di un suino appena macellato: allevatore a processo

Il prelievo era stato effettuato l’8 luglio 2014 presso un impianto di macellazione. Dall’analisi di una porzione di muscolo del capocollo di una scrofa “a fine carriera” proveniente dall’azienda agricola di M.R., con sede a Cavallermaggiore, risultarono presenti tracce oltre il limite consentito di sostanze riconducibili ad antibiotici di ultima generazione.

I veterinari dell’ASL di Asti che eseguirono il prelievo hanno spiegato che si trattava di due tipi di principi attivi presenti negli antibiotici sulfamidici che vengono somministrati agli animali nel trattamento di patologie respiratorie e del tratto gastro intestinale e per aiutare le scrofe nel parto: “I valori erano alti, segno che la scrofa fu portata al macello quando ancora era sotto trattamento”.

L’allevatore M.R. è sotto processo perché avrebbe taciuto la circostanza che il suino sarebbe stato trattato con gli antibiotici non rispettando i tempi di sospensione prima della macellazione. E’ vero che il rischio per il consumatore sarebbe stato comunque minimo se l’assunzione di carni che presentano residui di antibiotici non è prolungata nel tempo e a bassi dosi, ma può provocare reazioni allergiche in soggetti debilitati.

Il consulente di parte per la difesa dell’avvocato Claudio Streri ha spiegato che i principi attivi dei farmaci possono persistere nelle carni dell’animale anche superato il termine di sospensione, che in questo caso era di 10 giorni: “La scrofa durante la lattazione subisce uno stress che può portare danni ai reni e al fegato, con conseguente modifica del processo di detossificazione svolto da questi organi. Inoltre se il trattamento viene somministrato in modo non corretto nel muscolo può formarsi un ascesso che rilascia il farmaco più a lungo”.

L’udienza è stata rinviata il 3 maggio per la discussione.

Monica Bruna

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