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Sanità | 20 marzo 2018, 10:20

“Partiamo quanto prima con lo studio per un nuovo ospedale unico a Cuneo”

Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità, apre al sindaco Federico Borgna: “Troviamoci e iniziamo con una valutazione di fattibilità sia sanitaria che tecnico-economica”. Obiettibo: giungere a fine anno con le carte in regola per accedere a finanziamenti statali

Antonio Saitta a Cuneo

Antonio Saitta a Cuneo

Mantenimento degli ospedali attuali o investimenti e realizzazione di nuovi presidi?

È la domanda sulla quale si sono sviluppati gli interventi del convegno di oggi pomeriggio (lunedì), presso il centro incontri della Provincia di Cuneo.

Relatori i direttori generali di Asl Torino5, Asl Verbano-Cusio-Ossola, Asl Cuneo1, Asl Cuneo 2, Aso Santa Croce e Carle, insieme ai commissari di Città della Salute e della Scienza di Torino e Azienda ospedaliera di Novara.

Su buona parte del Piemonte l’indirizzo è quello di costruire nuove strutture ospedaliere, che andranno a sostituire (ed in alcuni casi a “fondere”) vecchi ospedali, ormai datati.

Novara avrà un nuovo ospedale, l’Asl Torino5 costruirà una nuova struttura, tra Trofarello e Moncalieri, che assorbirà i nosocomi di Moncalieri, Chieri, Carmagnola. Lo stesso vale per la Città della Salute e della Scienza di Torino e per l’Asl Cuneo2, con l’ospedale di Verduno.

Non sarà così invece per le strutture dell’Asl Cn1, ormai da tempo indirizzata al recupero delle strutture esistenti anziché optare per interventi ex novo.

Con 54milioni di euro circa – ha detto il Dg Francesco Magniavremo ospedali come nuovi a Saluzzo, Savigliano e Fossano. Ceva e Mondovì, dal punto di vista strutturale, sono praticamente nuovi e non presentano criticità”.

Magni, che a fine aprile giungerà al traguardo della pensione, continua a puntare sull’integrazione tra i presidi esistenti, specialmente tra Saluzzo e Savigliano, senza tralasciare la medicina di territorio, con gli ambulatori della cronicità aperti sul territorio della Cn1.

Non dello stesso avviso Corrado Bedogni, direttore generale dell’azienda Santa Croce e Carle.

Bedogni ha messo in evidenza le criticità di avere “un ospedale su due presidi”. Ingenti i costi legati ai trasferimenti: 56mila chilometri per il trasporto di oltre 11mila pazienti nel 2017, con una spesa di 200mila euro. Situazione analoga per il trasporto intraospedaliero di materiali e operatori: 42mila percorsi per 100mila euro.

La struttura che ospita il Santa Croce, con edifici vecchi – ha detto il Dg – dà vita a percorsi complessi, su più piani. Dall’utenza giunge la percezione di una frammentazione dei percorsi di cura, di criticità di accessibilità, di orientamento, con disagi legati ai trasferimenti”.

A ciò a anche aggiunto anche il costo che comporta l’esistenza di reparti doppi, sia al Santa Croce che al Carle, con la duplicazione anche di personale medico e infermieristico.

L’azienda del futuro deve essere accessibile, orientata alla gestione dei percorsi di cura. – ha chiosato Bedogni – Il futuro dunque è un nuovo ospedale, di cui credo sia giusto cominciare a parlare. Sugli ospedali esistenti continuiamo comunque ad investire per sicurezza e qualità di cure”.

Su questa linea di pensiero è convenuto anche Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità.

Dopo un excursus sulle altre aree della Regione, Saitta si è concentrato sull’ospedale cuneese. “In base a quanto ha detto Bedogni – le parole dell’assessore – non possiamo continuare così, con due presidi. C’è un problema di localizzazione, facilmente risolvibile, ma dobbiamo definire con chiarezza cosa dev’essere oggi l’ospedale”.

Saitta quindi ha proposto la realizzazione di uno studio di fattibilità, dapprima sanitario, e poi tecnico-economico.

Propongo, per l’ospedale di Cuneo, di trovarci quanto prima insieme al sindaco – ha detto Saitta – per un protocollo d’intesa che definisca compiti e ruoli. Mettere insieme tutti i pezzi non sarà facile, ma possiamo arrivare alla fine del 2018 con studi concreti che ci permettano di candidarci all’ottenimento dei prossimi contributi, non appena ve ne sarà la disponibilità”.

L’assessore regionale ha anche annunciato la richiesta a Finpiemonte ed all’Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) di concessione di un contributo volto a coprire le spese dello studio di fattibilità.

In base alle esigenze di salute del territorio, decideremo la localizzazione più adeguata del nuovo presidio” ha ancora spiegato Saitta.

Nicolò Bertola

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