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Attualità | 21 marzo 2018, 20:13

Cuneo, nuova centrale a biomasse in Cerialdo: progetto “calato dall’alto” oppure no?

La domanda è sorta, ieri sera (20 marzo) in consiglio comunale, nella discussione della variante del PR dedicata alla creazione della “caldaia”

La commissione in cui è stato presentato il progetto - foto di repertorio

La commissione in cui è stato presentato il progetto - foto di repertorio

Si è parlato anche di energia e teleriscaldamento nella prima seduta del consiglio comunale di Cuneo, con l’assessore Luca Serale che ha illustrato il progetto di costruzione di una centrale a biomasse nella località di Cerialdo del capoluogo, nell’ottica (soprattutto) di rifornire di energia la struttura del carcere. Già oggetto di una commissione consiliare dedicata è stata proposta all’assemblea cittadina intera, che l’ha votata in modo positivo, con 19 voti favorevoli. 

Luca Serale, assessore di riferimento del progetto: “Oggi si conclude, grazie all’impegno delle due commissioni coinvolte e del comitato di quartiere del Cerialdo, l’iter di realizzazione della caldaia in questione. Tutti gli incontri pubblici dedicati si sono svolti in modo positivo e soddisfacente.

Valter Bongiovanni: “Ritengo il progetto abbia alcune carenze. Fare una variante al PR in una zona residenziale, e che ne va a intaccare il nucleo, non è proprio il massimo. Senza contare le criticità collegate alla natura di qualunque centrale a biomasse.

Anche questa volta siamo stati messi davanti a un fatto compiuto, una decisione presa a priori e comunicata alla commissione e ai cittadini senza possibilità di replica - ha sottolineato la consigliera Silvia Maria Cina - . I mancati lavori di efficientamento energetico del carcere, così, verranno pagati dai cuneesi.

Anche Ugo Sturlese ha detto la sua, diversa da quella dei due componenti della minoranza: “Nella scala di priorità delle associazioni ambientali il riscaldamento a biomasse si posiziona non male, ma ovviamente a condizione che la fornitura di materiale da bruciare non sia troppo distanze. Il limite illustrato in commissione di 70 chilometri serve allo scopo. L’impianto è più vicino, controllabile e sensato di altri tipi di riscaldamento.

Marco Vernetti ha sottolineato come il progetto arrivi da lontano: “Sono anni che si parla di qualcosa di questo tipo, sin da quando io ero presidente del comitato di quartiere. Il progetto è certamente cambiato nel corso del tempo, tra l’altro migliorandosi sotto l’aspetto dell’impatto ambientale. L’aspetto autorizzatorio del progetto non compete, in ogni caso, al consiglio comunale: noi dobbiamo approvare la variante. C’è l’interesse della popolazione, quali difficoltà ci sono?

s.g.

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