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Click sulla Psicologia | 21 marzo 2018, 08:15

Altruisti si nasce o si diventa?

L'altruismo possiede basi biologiche ed è una tendenza ereditaria dell'evoluzione. C'è però un filo conduttore abbastanza semplice: quando si è in una data situazione, la decisione di aiutare o meno ė anche legata alla possibilità di ottenere qualche tipo di tornaconto personale interiore, di ricompensa psicologica che si trova in se stessi

Altruisti si nasce o si diventa?

L'altruista ė colui che compie azioni volontarie volte a far del bene e senza tornaconto personale. Prestare aiuto o dimostrare altruismo verso chi è in difficoltà può sembrare un gesto naturale e scontato, ma sul piano teorico l' argomento dell' altruismo ė legato al problema delle radici della socialità ed ė utile per elaborare i modelli delle azioni sociali, cioė come gli individui fanno le loro scelte.

Cos'è l 'altruismo?

Solitamente con questo termine di intende un modo di pensare, di sentire, di agire. Si parla di altruismo per indicare valori e convinzioni morali che danno importanza al bene degli altri e della collettività. Le azioni volontarie sono intenzionati e spontanee, volte al bene degli altri.

Cosa spinge le persone a compiere azioni altruistiche?

L'altruismo possiede basi biologiche ed è una tendenza ereditaria dell'evoluzione, sia per l'uomo che per gli animali. Ha inoltre basi culturali, poiché l' uomo tende a essere pro sociale. C'è però un filo conduttore abbastanza semplice: quando si è in una data situazione, la decisione di aiutare o meno ė anche legata alla possibilità di ottenere qualche tipo di tornaconto personale interiore, di ricompensa psicologica che si trova in se stessi. A volte le motivazioni di base non bastano e la decisione di agire è data da un processo di elaborazione cognitiva della situazione.

Ovviamente le caratteristiche individuali, la personalità, il modo di pensare e i valori di ognuno sono differenti da individuo a individuo, ma studi hanno evidenziato che se un individuo aiuta o meno un altro dipende dalle circostanze e dallo stato interiore del momento. I comportamenti prosociali, sono mossi da motivazioni come lo stesso altruismo, l’empatia, la reciprocità, l’innalzamento dell’autostima e la gratitudine, ma comportano anche un costo in termini di stress, tempo e pericolo per sé stessi: si fornisce aiuto solo se la percezione dei benefici provocati dal proprio altruismo supera i costi ad esso associati.

Sul tema sono molti gli studi e i progetti proposti negli ultimi anni su programmi per educare alla prosocialità nei ragazzi orientati a sviluppare comportamenti prosociali e condotte d’aiuto soprattutto nelle scuole dove sono sempre più frequenti episodi di bullismo messi in atto da alcuni ragazzi, ma spesso tacitamente tollerati da tutti i compagni che raramente intervengono o denunciano la situazione. I comportamenti prosociali e le condotte d’aiuto in genere, per venir adottate stabilmente, necessitano pertanto di un più ampio mutamento culturale che sostenga una reciprocità positiva nelle relazioni interpersonali quale salvaguardia dell’identità, sviluppo e creatività di tutti i soggetti implicati.

Ricordo a tutte le lettrici e i lettori che è possibile farmi domande e interagire con la rubrica. Inoltre, per ulteriori informazioni, approfondimenti e curiosità, potete seguire la mia pagina Facebook mettendo "mi piace" alla pagina D.ssa Ernestina Fiore Psicologa Psicoterapeuta o visitando il sito www.ernestinafiorepsicologocuneo.it, dove potete trovare anche tutti i precedenti articoli della rubrica e vedere di che cosa mi occupo

Ernestina Fiore

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