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Cronaca | 23 marzo 2018, 15:30

Quattordicenne aveva accusato il padre di maltrattamenti e lesioni, il giudice lo assolve

La ragazza aveva ritrattato: “Costretta da mia madre a raccontare che mi aveva picchiato”

Quattordicenne aveva accusato il padre di maltrattamenti e lesioni, il giudice lo assolve

Era accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate ai danni della figlia. Il tribunale di Cuneo oggi ha assolto il padre, un monregalese quarantenne. Si trattava di una vicenda che ha attraversato tre vite, quella di madre, padre e figlia, che hanno dovuto affrontare sfide difficili. Per prima la ragazzina, quattordicenne all’epoca dei fatti, che stava vivendo uno stato di profondo disagio nel periodo in cui i genitori stavano affrontando la causa di divorzio.

Martina (nome di fantasia) nel 2015 aveva fatto trovare al professore di religione dell’istituto scolastico che frequentava alcuni biglietti dove accusava il padre di averla picchiata. Sentita due volte in audizione protetta, Martina aveva confermato i maltrattamenti da parte del genitore, mostrando anche una cicatrice su un polso. Gli inquirenti avevano raccolto la documentazione di una decina di accessi in pronto soccorso per alcune lesioni, fra cui una caduta che la ragazza disse non accidentale. La ragazzina era stata accolta in una casa protetta. L’assistente sociale, sentito dal giudice, ha riferito che era stata proprio la quattordicenne a chiedere di andar via di casa, perché il padre “la picchiava e la insultava”.

Sennonché, dopo qualche tempo, Martina aveva iniziato a dire che le accuse non erano vere: “Riferì che di essere stata costretta dalla madre a dire quelle cose, che le aveva anche dettato le frasi da scrivere sui biglietti”. L’assistente sociale ha inoltre riconosciuto che il padre si era mostrato collaborativo e disponibile nel confrontarsi con le problematiche della figlia, mentre la madre “inizialmente partecipò ai colloqui, poi sparì completamente. D’altra parte neppure la ragazza voleva avere rapporti con lei perché diceva che non le aveva dimostrato affetto e aveva preferito andare a vivere con un altro uomo, abbandonandola”.

A sostegno della difesa le testimonianza del parroco del paese dove attualmente vivono padre e figlia, ospiti della parrocchia e che hanno un “bel rapporto con la comunità” e un concittadino che ha descritto l’imputato come un genitore che “segue le esigenze e si interessa della figlia”.

Il pm aveva chiesto la condanna a 16 mesi, sulla base delle originarie dichiarazioni della ragazza, oggi diciassettenne, che nel processo aveva ritrattato le accuse discolpando il padre, sui referti medici e sulle dichiarazioni rilasciate da cugino e zia della ragazzina, non confermate in aula.

Il legale Elio Botto nella sua arringa finale ha raccontato il “vissuto drammatico” di una bambina vittima di una madre “violenta che la schiaffeggiava e la chiudeva a chiave” e che una volta in comunità aveva ritrattato le accuse rivolte contro il padre perché “non aveva più paura di lei”.

Ora Martina, che vive con il padre, ha ritrovato la serenità, va bene a scuola: Ha fatto luce in se stessa”.

Monica Bruna

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