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Overcooking | sabato 14 aprile 2018, 11:22

Il mal di mele

Penetrare freudianamente nel tenebroso anfratto vigilato da due sili (di troppo) e proprio sentirlo il cambio d’elettricità nell’aria improvvisamente più densa e piacevolmente fruttata.

Il mal di mele

Restare con la macchina in panne in un pomeriggio tardo-autunnale e sfruttare il pretesto narrativo per farsela a piedi alla ricerca del primo aiuto disponibile sperando di non incappare in un’allegra famigliola di distillatori clandestini di grappa dediti all’incesto e all’antropofagia quindi riflettere, fissando la luce del sole che matura in oro liquido sui rami, che nell’attuale società post-capitalista, post-moderna (e posticcia) l’unica occasione di meditazione è data dall’incidente di percorso.

Assetati e inquieti, raggiungere una fattoria sepolta nel verde e bere dal tubo dell’acqua come ragazzini quindi avvicinarsi all’ingresso d’un capannone con su scritto “il mal di mele” benedicendo l’assenza  di segnale che ci ricorda cos’era la vita prima della messa in rete (a strascico).

Penetrare freudianamente nel tenebroso anfratto vigilato da due sili (di troppo) e proprio sentirlo il cambio d’elettricità nell’aria improvvisamente più densa e piacevolmente fruttata.

“Desidera?” Una voce nel buio.

“Di solito si”, rispondere istintivamente.

“Allora è nel posto giusto”. Una risata e una mano tesa ci raggiungono all’unisono, la mano intagliata nel cuoio e ricoperta d’una serica lanugine.

“Mi chiamo Asmodeo e questa è la mia dimora”.

“Strano, non sento puzza di zolfo”.

“Si, Asmodeo è uno dei nomi del diavolo ma è stato anche il nome di mio nonno. Lei crede nel caso?”

“Si, ma con le due lettere finali invertite”.

“Prego, entri pure. Non è mia abitudine lasciare la gente sulla soglia. A meno che non si tratti di vampiri ma lei, nonostante il colorito, non mi sembra un discendente di Vlad III l’impalatore.”

“Ne conosce molti?”

Fissare l’improvvisa scintilla negli occhi, neri come la vera d’un pozzo, quindi addentrarsi nel capannone sentendo la corpulenta figura esclamare: “Alcuni. Lei?”

“Solo nei libri. Scusi il disturbo ma la mia auto è rimasta in panne e io…”

“Come nella novella di Dürrenmatt.”

“Lei conosce Dürrenmatt?”

“Ne è stupito? Che un bifolco come me possa aver letto “La Panne”? A volte le persone possono essere molto più di quello che pensiamo e molto meno di ciò che speriamo.”

“Mi sa che siamo partiti col piede sbagliato, io cercavo solo un telefono e magari un po’ d’acqua…”

“Si guardi intorno.”

Lasciare che gli occhi si abituino all’oscurità quindi mettere a fuoco centinaia di teste di bambole, no bocce lucidate, no occhi sovradimensionate, infine riconoscere ceste di mele di tutte le fattezze e misure.”

“Ah, ecco cos’era quell’odore dolce”.

“Lei è proprio certo che sia dolce, l’odore intendo? Annusi bene, ma non con il naso, con la mente.”

Inspirare il buon aroma fruttato rivestito d’un bouquet asciutto come temperatura di matita o legno stagionato, quindi chiudere gli occhi e farlo di nuovo percependo al di sotto della rotonda amabilità…

“Lo ha sentito vero?”

“Cosa?”

“L’odore nascosto, l’agrezza”.

“In effetti ho sentito qualcosa ma non saprei dire se si trattasse d’agrezza, più che altro era un sapore rimasto sulla bocca, l’amarezza d’un’occasione persa. Mi scusi, mi sono lasciato trasportare dalla sensazione.”

Vedere i lineamenti dell’uomo (barbuto come un’allegoria silvestre) sagomare nella penombra un’espressione divertita e realizzare solo in quell’istante di trovarsi alla presenza d’uno sconosciuto in un luogo sconosciuto e senza localizzatore satellitare.

“Non abbia paura”, sentir dire all’uomo quasi leggendoci nel pensiero, “ogni odore ne nasconde un altro che è a sua volta il guscio d’un sapore e così via ma per poter cogliere tale varietà bisogna andare oltre le sembianze della Natura che come saprà è “una foresta di simboli”.

“Baudelaire. Signor Asmodeo lei è una sorpresa continua.”

“Gli alberi da frutto nascondono alcuni segreti di Dio” scriveva la mistica Ildegarda di Bingen e il compito d’ogni religioso era e dovrebbe essere quello di decifrare tali segreti.”

“Quali segreti?” Chi è lei in realtà signor Asmodeo?”

“Sono solo un uomo che ha scelto il sentiero meno battuto…”

“Robert Frost. Al di là della scatola di citazioni intendo, non mi dirà che è solo un contadino?”

“Perché? Cosa ci sarebbe di male?” Percepire, dietro il tono inasprito,una nota di rancore sgualcito dal tempo ma non del tutto svanito.

“Un contadino che cita Frost e una mistica medievale? Suvvia, mi racconti la sua vita; nel mondo classico chi narrava la propria storia era considerato sacro e riverito di mille attenzioni. Io sono solo un ospite che ha smarrito la strada.”

“Dia tempo al tempo. Per ora prenda una mela.”

“Quale?”

“Una qualsiasi. È l’archetipo che mi interessa adesso.”

Consegnargli una mela ed osservarlo pugnalarla con un vecchio coltello dal manico di legno, quindi estrarre la lama invitandoci ad assaggiare.

“Cosa sente?”

“Un sapore dolce e un retrogusto amarognolo. Come per l’odore di prima.”

“La dolcezza della mela è il segno della seduzione mentre il retrogusto acido, che come tutti i sapori amari ricorda il veleno, era per i chierici medievali opera del diavolo. Questo binomio per alcuni rappresenta l’unione fra la lingua melliflua del serpente che tentò Eva e il presagio della cacciata dell’uomo dal Paradiso Terrestre.”

“Ma ai veleni ci si può abituare a piccole dosi. Come fece Mitridate.”

“Questo perché in ogni veleno c’è un po’ di seduzione. E viceversa. A piccole dosi un veleno può divenire una cura.”

“Ne assaggi uno spicchio”.

“La buccia rossa come le labbra d’una donna e la polpa candida come le sue carni ricordano la favola di Biancaneve ed anche lì la mela che la strega matrigna le offre, come l’edenico serpente, è per metà dolce per metà avvelenata.”

“Non capisco dove voglia arrivare”.

“La mela è l’unico frutto che maturando non si ammorbidisce ma al contrario acquisisce consistenza e questo fenomeno contro-natura era considerato dagli alchimisti un segno del demonio”.

Osservare (mentre Asmodeo taglia il frutto in due) il tramonto che penetra attraverso i vetri opacizzati, scolpendo l’ombra in centinaia di silenziosi bimbi dalle teste di mela in ascolto d’una fiaba.

“Guardi i semi: il segno di Eva.”

Passare l’indice sui semi che ricordano vagamente le fattezze d’un inguine femminile quindi seguire con lo sguardo il vecchio coltello sezionare, stavolta orizzontalmente, un’altra mela.

“Cosa vede al centro ora?”

“Sembra una stella.”

“Si ma non una stella comune.”

“Cazzo…ahem mi scusi. Ma è un pentacolo, cioè sembra un pentacolo.”

“Esatto, il marchio di Satana. La buccia rossa, la polpa candida, il segno di Eva e il pentacolo, tutto lascia pensare che sia proprio questo il frutto dell’albero della conoscenza.”

“Ma non c’è scritto!” prorompere saltando in piedi, “nella Bibbia non è specificato che sia proprio la mela il frutto proibito.”

“Entriamo in casa. Fra qualche secondo farà buio.”

“Mi racconterà la sua storia?”

“Ogni secondo è farsi un passo nella Storia”.

“Jim Morrison. Mi faccia strada Asmodeo.”

 

(Continua…)                                                  

Germano Innocenti

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