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Cronaca | 19 aprile 2018, 14:44

Truffe per i contributi europei sui pascoli: cinque imprenditori agricoli a processo

Gli imputati erano soci di una cooperativa di Marene che li aiutava nelle domande per i PAC

Truffe per i contributi europei sui pascoli: cinque imprenditori agricoli a processo

Il processo che si sta celebrando a carico di cinque imprenditori agricoli, trae origine dall’inchiesta denominata “Heidi” che aveva portato nel 2015 all’arresto dell’intera famiglia B. titolare della cooperativa agricola “Il Falco” Marene. I B. si erano assicurati un notevole numero di terreni, di proprietà comunale ma anche da privati, nella Granda e nel nord d’Italia. Alle aziende agricole socie della cooperativa avrebbero offerto un "pacchetto documentale" completo, utile per poter chiedere all'Unione Europea ingenti finanziamenti per attività di pascolamento (i cosiddetti PAC).

Secondo la tesi accusatoria due sarebbero state le modalità dei raggiri: l’una documentale, per cui l’azienda attestava di usare come alpeggio un terreno abbandonato, l’altra per terreni non pascolabili in quanto irraggiungibili dagli animali.

Il pm Alberto Braghin contesta a E.G. di Marene, A.G. di Sant’Albano Stura, S.S. di Cherasco, G.B. residente nel Torinese e A.B. di Chiusa Pesio – difesi dagli avvocati Alberto Leone, Stefano Barzelloni, Elio Botto, Francesco Gambino e Raffella Giuliano - il reato di frode comunitaria. Tutti facevano parte della cooperativa “Il Falco”, che nel 2013 contava 80 soci.

A comparire come primi testimoni davanti ai giudici collegiali del tribunale di Cuneo sono sono stati i carabinieri forestali che eseguirono le indagini con l’acquisizione di centinaia di documentazioni, intercettazioni telefoniche e sopralluoghi nelle zone di Canosio, Acceglio, Marmora, Stroppo, Entracque ma anche nelle provincia di Alessandria, Vco, Genova.

Il maggiore Gerbaldo ha spiegato come funziona l’erogazione dei PAC, che vengono concessi soltanto se sull’appezzamento di terreno venga svolta l’attività agricola, e se sono osservate le regole di “condizionabilità”, il rispetto del numero di animali sul pascolamento. Qualora venissero a mancare i requisiti richiesti, la UE riduce o revoca il finanziamento.

Dalle indagini, partite nel 2014, sarebbe emerso che in alcuni casi il medesimo Modello 7 (documento di origine e sanità per l’alpeggio e la transumanza degli animali predisposto dal Servizio Veterinario dell’A.S.L.) sarebbe stato utilizzato per la presentazione della domanda di finanziamento da parte di più aziende agricole. Nei pascoli nella zona di Entracque e di Valdieri, i bovini non sarebbero mai stati portati: “Ho controllato le foto aeree e fatto sopralluoghi per verificare che i pascoli per i quali la domanda di contributi era stata ammessa fossero idonei”, ha riferito un carabiniere forestale. “Oltre i 1.400 metri di altitudine la vegetazione era troppo fitta , non c’era un sentiero, impossibile che potessero passare degli animali. Oltre i duemila era possibile il pascolamento ma non ne abbiamo trovato alcuna traccia”.

Per un altro terreno: “Feci un sopralluogo nel luglio 2014, si trattava di un vallone roccioso con un pendio rigido, impossibile per gli animali poter accedere, e infatti non c’erano tracce di animali”, ha ricordato un brigadiere.

L’ARPEA (Agenzia regionale piemontese per le erogazioni in agricoltura) e l’AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) si sono costituite parte civile nel processo. Oltre due milioni di euro sarebbe la cifra dei contributi che i percipienti non avrebbero avuto diritto a ricevere.

Monica Bruna

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