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Ad occhi aperti | 21 aprile 2018, 14:03

Viabilità di confine tra Cuneo, Liguria e Francia: l’immobilismo di Davide contro Golia - La fille del Brest

“Ciò che conta è che l’immobilismo regna sovrano, con il rischio sempre più concreto per gli attori coinvolti di finire a “parlarsi addosso” l’un l’altro senza poi riuscire a concludere nulla”

Viabilità di confine tra Cuneo, Liguria e Francia: l’immobilismo di Davide contro Golia - La fille del Brest

“La fille del Brest” (150 milligrammi) è un film di produzione francese del 2017 scritto da Emmanuelle Bercot e Séverine Boschem, e diretto dalla stessa Bercot.

Quando una pneumologa di Brest scopre che il farmaco Mediator, da 30 anni sul mercato, risulta essere nocivo per alcuni dei suoi pazienti, deciderà insieme al gruppo di ricerca farmacologica dell’ospedale universitario in cui lavora di chiedere all’Agenzia Francese del Farmaco di ritirarlo dal mercato; ha inizio così una lunga e difficile partita che vede coinvolto il team protagonista, il Ministero della Salute il colosso farmaceutico proprietario del Mediator.

Si è parlato tanto a Cuneo, in questa settimana, dei tantissimi fronti di crisi attualmente aperti rispetto alla viabilità di confine tra provincia Granda, Liguria (imperiese soprattutto) e Francia, che trovano ovviamente nel cantiere del Tenda bis e nella situazione della Cuneo-Nizza i suoi due più grandi punti interrogativi. 

L’argomento è stato dibattuto in entrambe le sedue del consiglio comunale del capoluogo, in un incontro tra lavoratori e organi della Provincia tenutosi giovedì pomeriggio e in una commissione consiliare dedicata la stessa sera. Generale la sensazione di incertezza e totale attesa: in entrambi gli argomenti il nodo sembrerebbero essere i “rapporti di forza” tra Francia e Italia. Ma di chiunque sia la “colpa” (e di certo nell’insieme non rientra soltanto un ente o una realtà) non credo abbia molta importanza; ciò che conta è che l’immobilismo regna sovrano, con il rischio sempre più concreto per gli attori coinvolti di finire a “parlarsi addosso” l’un l’altro senza poi riuscire a concludere nulla di reale e concreto. Nonostante l’attenzione che tutti millantano di riservare a turisti, pendolari e lavoratori. 

Un immobilismo, questo, che mi ha ricordato un po’ quello di tante altre battaglie in stile Davide contro Golia, di cui a ben guardare è piena la storia più o meno recente. 

Come quella che è stata ritratta nella pellicola francese “La fille del Brest”, e che riprende i fatti reali vissuti dal 2009 al 2010 dalla dottoressa Irene Franchon e che ha portato alla revoca della commercializzazione del farmaco Mediator(R).

Un vero e proprio braccio di ferro dall’esito tutt’altro che scontato, nel quale piccole realtà sono riuscite ad avere la meglio su entità ben più grosse, più motivate e più disponibili a livello economico... non prima, purtroppo, che morissero tra le 500 e le 2000 donne nel corso di più di 30 anni. 

Attenzione, non intendo associare i vari caratteri della pellicola agli enti coinvolti nelle questioni della viabilità della provincia Granda. E allo stesso modo mi rendo conto che questioni mediche come quella della pellicola siano in larga misura differenti da quelle che riguardano la Cuneo-Nizza e il tunnel di Tenda; dico soltanto che tutte queste situazioni presentano elementi comuni, specialmente nella sensazione di totale impotenza di alcuni dei coinvolti.

Insomma, quanti comitati e tavoli di lavoro si dovranno aprire, prima di riprendere con i lavori del Tenda bis?

s.g.

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