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Overcooking | sabato 21 aprile 2018, 20:44

Il mal di mele (seconda parte)

Restare in panne alle porte d’un bosco come in un romanzo d’appendice o in una favola dei fratelli Grimm ed imbattersi nel melicultore Asmodeo

 

“Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per divenire intelligenti; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero d’essere nudi […]” (Genesi, 3, 8-12)

Restare in panne alle porte d’un bosco come in un romanzo d’appendice o in una favola dei fratelli Grimm ed imbattersi nel melicultore Asmodeo la cui azienda (“Il mal di mele”) diviene un pretesto per parlare della cacciata dal Paradiso Terrestre e dell’intrinseca natura demoniaca del frutto più popolare di sempre.

Entrare nella casa, piena di stampe e con una biblioteca fornitissima, sedotti da un intrigante aroma di fermentazione naturale.

“Cos’è quest’odore?”

“Gradisce un po’ di Lamb’s Wool?”

“Direi di no. Non fa poi così freddo.”

“Ah ah. L’ha tradotto letteralmente. No. La Lamb’s Wool (“lana d’agnello”) è un’antica bevanda celtica ricavata dalle mele. È molto dolce e leggermente alcolica, la produco artigianalmente ogni Autunno.”

“Al termine “alcolica” mi aveva già convinto.”

“È una corruzione del celtico “lama nbhal” o “la mas ubhal” che significa “sagra delle mele”, la bevanda originale era una sorta di porridge alcolico simile alle birre fruttate che veniva servito in una ciotola ed aveva una densità lanuginosa.”

“Un mangiaebevi”.

“Se vuole definirla così. Si tratta di purea di mele cotte al forno con pane tostato e uova ma io ci aggiungo sidro, miele, noce moscata e cannella.”

“Un inno al diabete.”

Assaggiare la Lamb’s Wool fissando Asmodeo, alto e possente come un taglialegna canadese ma coi lineamenti d’un bambino atterrito e gli occhi di liquirizia scottata dal sole, chiedendosi cosa l’abbia spinto a quell’agreste eremitismo e all’ossessione per le mele.

“Bè non è di certo, come dire, un sapore mediterraneo.”

“Si beveva durante l’antico rito del wassailing che prevedeva talvolta dei sacrifici umani. In alcune regioni della Gran Bretagna si festeggia ancora oggi. Si versa il Lamb’s Wool sulle radici del melo più vecchio e sparando a salve s’intona:

 

“Questo è per te, antico melo

che tu possa far nascere

che tu possa far crescere

mele a iosa, da riempire cappelli

berretti e sporte e le nostre tasche,

Huzzah!”

 

“Huzzah?”

“Penso sia la versione anglosassone di Urrà:”

“Asmodeo lei mi aveva promesso la sua storia.”

“L’autobiografia è sopravvalutata. Ogni autobiografia è immaginaria.”

“Tuttavia…”

“Tuttavia, se lo desidera, le parlerò di me. Ero un professore di filosofia quando conobbi una donna e me ne innamorai perdutamente. Non mi guardi ora, a quei tempi la mia bellezza era pari solo alla mia fiducia nel futuro così rinunciai a un impiego pubblico e decisi di ristrutturare il casolare lasciatomi da mio nonno.”

“Asmodeo senior.”

“Esatto. Il nostro progetto era quello di farne una fattoria biodinamica sul modello del filosofo Steiner e di raggiungere in pochi anni la perfetta autosufficienza. Lei era molto cattolica, io da bravo pensatore laico per niente, ma la sera prima di andare a dormire nel silenzio lunare che ammanta questi colli leggevamo insieme la Bibbia ed io mi sentivo in pace con me stesso come mai mi era capitato in tanti anni di studio e insegnamento.”

“Sento l’avvento d’un tragico epilogo.”

“Lei scherza ma fu esattamente ciò che avvenne. Vuole un po’ di strudel?”

“Asmodeo, le hanno mai detto che lei ha uno spiccato senso della pausa teatrale?”

“Anche questo è a chilometro zero. Ne ho imparato la ricetta quando ho vissuto per un periodo in Val di Non, si usano mele Golden Delicious perché si trovano tutto l’anno e perché essendo zuccherine mantengono la cottura e la morbidezza grazie alla pectina. Scherzavo coi melicultori del posto sul semantico nichilismo di chi vive in un luogo che è una negazione assoluta…”

“Asmodeo…l’epilogo.”

“Si. Mi scusi, quando si è soli da troppo si tende a divagare. Il monologo interiore deve riadattarsi al dialogo.”

“Questo strudel è prodigioso comunque.”

“Si, ho quattro regole d’eccellenza.”

“Se me le dice poi dovrà uccidermi?”

“No. L’omicidio è una frustrata espressione di bisogno sociale ed io mi sono allontanato dalla società molto tempo fa.”

Osservare gli occhi d’Asmodeo brillare al buio come bachelite quindi i lineamenti distendersi in un sorriso aperto.”

“Farina ben setacciata. Burro e non olio. Acqua sempre tiepida e un pizzico di sale.”

“Ne prendo nota mentre me ne servo un’altra porzione. E aspetto l’evoluzione della storia.”

“Lei sa essere molto indiscreto”.

“Sono solo una buona spugna e una spugna assorbe l’acqua non la pietra.”

“Ma si, forse ha ragione, è giunto il tempo che io mi liberi di questo fardello. Mentre il nostro progetto rurale si sviluppava lentamente ma nella giusta direzione, accadde qualcosa a me e alla mia compagna, qualcosa che può minare un rapporto molto più d’una bugia o d’un tradimento.”

“Il matrimonio?”

“Ah ah, no, non mi riferivo a questo. Io presi a idealizzarla. Lentamente deposi il nostro corpo d’amore su un piedistallo e il mio sentimento per lei divenne più importante di lei. Lavoravo freneticamente al nostro progetto e la trascuravo senza rendermene conto. Divenni un fanatico delle Sacre Scritture al punto che l’unico momento in cui le nostre dita si sfioravano era alla sera, di fronte al leggio, mentre compulsavamo i Vangeli e l’Antico Testamento.”

“Non proprio il massimo dell’intrattenimento:”

“Esatto. Avevo costruito la mia vita sulla filosofia ed ora l’amore l’aveva sostituita con la religione. Ero a tal punto innamorato che la Bibbia divenne per me l’unico libro e la dedizione alla buona novella finì col prendere il posto di chi alla buona novella mi aveva condotto. In breve ci lasciammo e per me fu la fine.”

“Ha qualcosa di un po’ più forte di quella “lana d’agnello”? Penso che ne abbiamo bisogno entrambi a questo punto.”

“Ho un sidro di mele cotogne che…”

“Intendevo superalcolici Asmodeo. C’è qualcosa in questa casa che non provenga dalle mele?”

“Credo di avere un po’ di Rum da qualche parte…mi segua.”

Uscire nella sera tenera al cucchiaio e respirare l’aroma della terra ascoltando le semicrome dei grilli rifinire lo spartito delle lucciole.

In una sorta di polveroso granaio, guidati dal gigante Asmodeo, accendere una lampadina, pendula dal soffitto come un cappio, e ritrovarsi di fronte al Paradiso delle mele:

“Lì ci sono le mele Ambrosia, 75% rosse su sfondo giallo, d’origini canadesi e risultato dell’incrocio fra le Red Delicious, le Golden Delicious e le Jonagold, molto dolci e per niente acide; più a destra le nutrienti Stark Delicious a buccia rossa e polpa fine, contengono molto carotene e retinolo; poi ci sono le Braeburn vermiglie dalla polpa che sa di confetto, un arcobaleno di Renette (rosse, verdi e grigie) e le Pink Lady, incrocio fra le Lady Williams e le Golden Delicious; poi proprio le Golden Delicous, gialle e dalla polpa croccante, le Jonagold, incrocio fra le Golden e le Jonathan, le Topaz ceche e le Elstar rosse e gialle ma tra le Fuji nipponiche, ricche di fruttosio, e le Granny Smith, grondanti magnesio, trionfano le mele Annurca considerate “le regine delle mele”. Ne parla anche Plinio il Vecchio…”

“Asmodeo perché le mele?”

“”Bè, sono buone, si vendono bene e…”

“Asmodeo…”

“Perché le mele, come frutto proibito, sono un invenzione del Papa e rappresentano la fine del mio amore per la Donna. E per Dio.”

 

(continua…)                                     

Germano Innocenti

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