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Attualità | 24 aprile 2018, 14:02

Ospedale di Fossano, Franco Graglia: "Revocare la delibera sarebbe mossa suicida"

Il vice presidente del consiglio regionale si appella ad Antonio Saitta: "Rischiamo grosso. Ma Fossano può ancora avere il suo nuovo ospedale"

Franco Graglia

Franco Graglia

Sull’Ospedale di Fossano rischiamo grosso!

Il vice presidente del Consiglio regionale Franco Graglia ha riproposto con forza la questione della realizzazione del nuovo ospedale di Fossano, presentando una interrogazione urgente con la quale chiede all’assessore Saitta di ritirare l’emendamento che prevede di revocare definitivamente la delibera della Giunta Bresso che aveva dato il via alla realizzazione del nuovo nosocomio.

Secondo Saitta la revoca della decisione contribuirebbe a risolvere la questione, consentendo all’ASL di programmare altri interventi sulle aree in questione. 

Della questione mi sono occupato sin dal 2014 – spiega Graglia – presentando quattro interrogazioni che sollecitavano una soluzione definitiva su questa vicenda: sono però rimasto inascoltato. Anche dopo la sentenza di primo grado, l’Assessore fece spallucce ostentando sicurezza. Ora, dopo la batosta della sentenza in Appello che dà totalmente torto all’ASL, sembra aver compreso che la situazione è grave.

La questione riguarda l’acquisto delle aree per il nuovo ospedale.  A suo tempo l’ASL chiese alla società IRIS di acquisire le aree necessarie per l'intervento di edilizia sanitaria corrispondendo il valore autorizzato dall’UTE nell’intesa che le avrebbe poi cedute all’ASL. Lo fece dopo l’approvazione dell’accordo di programma necessario per rivedere in ampliamento i contenuti del PEC. La quota già edificabile fu invece acquisita contestualmente dall’Asl. Siccome nel 2012 la Regione ha deciso di sospendere la procedura dell’accordo di programma IRIS, si è rifiutata di trasferire la proprietà di detti beni ed ha avuto ragione con ben due sentenze.

La proposta di revoca avanzata da Saitta è impraticabile e suicida - commenta Graglia - . Come fa l’ASL a programmare l’uso dell’area quando sia il Tribunale sia la Corte d’Appello hanno stabilito che Iris ha diritto di tenersela se non si stringe un accordo con la stessa per rientrarne in possesso? Saitta pensa di pagarla due volte? Inoltre la parte già rogitata è destinata nel PEC vigente a realizzare villette: l’ASL intende tramutarsi in una agenzia immobiliare? Revocare la delibera che prevede l’ospedale sarebbe poi un suicidio di fronte alla Corte dei Conti, perché si darebbe la prova di aver speso oltre tre milioni per comprare un’area che non serve e che, in gran parte, è stata sì pagata ma non acquisita al patrimonio dell’Ente. Lascia sbalorditi che Saitta abbia prospettato la soluzione della revoca. E pensare che basterebbe un confronto con l’assessore Balocco che era sindaco all’epoca dei fatti.

La società IRIS ha avanzato diverse proposte transattive che partono tutte dal presupposto di approvare adesso l’accordo di programma che fu bloccato allora. Perché solo così si può, da un lato, garantire che le aree pagate, ma non ancora cedute all’ASL, abbiano destinazione sanitaria. Le stesse infatti hanno ancora destinazione ad uso agricolo. Le funzioni private, come ad esempio l’edilizia, dovrebbero essere trasferite all’IRIS. Il che impedisce l’attuazione del PEC anche nelle parti private: di qui la monumentale richiesta di danni che può rivendicare il privato. Per fare l’accordo di programma però è necessario che resti la previsione ospedaliera. La IRIS non si oppone, laddove si presentasse una proposta di finanza di progetto con la quale un privato si obbliga a finanziare integralmente la struttura per poi gestirla insieme all’Asl. La Regione sarebbe poi libera di valutare se accettare la proposta o meno; ma intanto si bloccherebbe l’area evitando il contenzioso.

E’ evidente quindi l’enormità dell’errore che sarebbe rappresentato dalla revoca formale della previsione del nuovo SS Trinità - commenta Graglia - . Perché farebbe saltare ogni possibilità di transazione, esponendo anche chi ha gestito questa operazione insensata al rischio di essere citati dalla Corte dei Conti: perché comprare un’area che non serve e per di più averla pagata senza averne la proprietà è evidentemente un danno.

Di qui la richiesta di rivedere questa proposta. “Perché la Regione non verifica la possibilità che venga realizzata una nuova sede ospedaliera senza la necessità di risorse pubbliche in regime gestionale pubblico privato? È evidente che il privato farebbe questa operazione non in perdita; se l’operazione fosse realizzabile dunque la Regione risparmierebbe i soldi relativi al passivo del nosocomio fossanese; un beneficio rispetto al quale i soldi spesi per la ristrutturazione dell’attuale SS Trinità sarebbero un’inezia. Ciò sarebbe oltretutto un sacrosanto risarcimento per la disponibilità che la Città ha avuto nel rinunciare a diversi reparti e nell’accettare la stessa chiusura del pronto soccorso.

Conclude il vice presidente del Consiglio regionale Franco Graglia: “E’ una battaglia concreta a difesa degli interessi della Città. Siccome la Regione deve aggiustare il contenzioso con il privato, questa è l’unica ipotesi concreta che non crea danni all’Ente. Mi auguro di avere alleati in questa battaglia, in primis l’Amministrazione Comunale e l’assessore Balocco. La questione nuovo ospedale non è ancora chiusa.

c.s.

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