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Curiosità | martedì 08 maggio 2018, 06:20

Un mondo senza cioccolata

L'allarme arriva dall'università californiana di Berkeley

Allarme cioccolato: con i cambiamenti climatici in atto la coltivazione del cacao sarà presto ridotta ai minimi termini.

A sostenerlo è stata recentemente Jennifer Doudna, professoressa di Chimica Molecolare all'università californiana di Berkeley, nota per la sua scoperta, con la microbiologa francese Emmanuelle Charpentier, di CRISPR, la tecnica per il taglia e cuci del DNA che promette di rivoluzionare il mondo della genetica e della biologia.

Per le piante del cacao servono, infatti, temperature, umidità e piovosità costanti lungo tutto l’anno per coltivare le piante di cacao.

Ora la zona di produzione è circoscritta a una sottile striscia di foresta pluviale, 10 gradi a nord e a sud dell’equatore. I ricercatori di Berkeley sono al lavoro per modificare la pianta di cacao in modo che possa resistere alle mutate condizioni climatiche, in collaborazione con la Mars, multinazionale statunitense, specializzata in dolciumi, come le barrette di cioccolato.

Missione: salvare il cioccolato, costi quello che costi.

La notizia non è nuova. A lanciare l’allarme che il cacao sia a rischio estinzione, per colpa del riscaldamento globale che riduce le aree coltivabili, erano già stati i ricercatori del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) in una ricerca del 2016. Oggi oltre il 50% del cacao è prodotto dalla Costa d’Avorio e dal Ghana, dove vi sono condizioni ottimali di piovosità, temperatura e suolo.

Per crescere la pianta di cacao ha bisogno di un’umidità compresa tra il 70 e il 100%, ma si prevede la temperatura salirà di oltre 2 gradi entro il 2050.

In questo scenario la zona di coltivazione si dovrebbe spostare nelle zone collinari che in molti casi oggi ospitano importanti riserve naturali.

Drammatica la scelta: conservare le coltivazioni a danno degli ambienti e della biodiversità locale, o proteggere invece le riserve naturali a danno della produzione di cioccolata.

Perdere il cioccolato per noi sarebbe un danno, ma per i paesi africani l'assenza degli alberi di cacao potrebbe permettere al terreno di ‘respirare' e alla biodiversità di tornare a splendere.

Ancora una nota sui ricercatori di Berkeley che nell’Innovative Genomics Institute, si impegnano non solo a proteggere le coltivazioni di grande interesse commerciale, come il cacao, ma soprattutto a sviluppare l'ingegneria del genoma per curare le malattie, garantire la sicurezza alimentare e sostenere l'ambiente per le generazioni attuali e future.

Cristiana Lo Nigro

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